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Muhammad Ali e la sua importanza per il mondo arabo

muhammad ali marocco

Di Ali Khaled. Al-Arabiya (04/06/2016). Traduzione e sintesi di Roberta Papaleo.

Quando Muhammad Ali combatteva, il mondo si fermava a guardare. Negli anni ’70, all’apice della sua gloria, milioni di spettatori di tutto il mondo ammiravano il più grande pugile di tutti i tempi.

Adorato negli Stati Uniti, è nel mondo arabo che è stato venerato come in nessun altra parte del globo, dove la gente ha adottato questo eroe americano come se fosse il suo. Gli incontri di Ali diventarono un rituale. Dato che molti avevano luogo negli USA, i suoi fan impostavano la sveglia nel cuore della notte per ammirare questo fenomeno sportivo e culturale.

Le sue gesta nella boxe non avevano bisogno di ripetizioni. Ali è presto andato oltre lo sport: la speranza e l’ispirazione che ha diffuso fuori dal ring hanno conquistato per sempre il cuore del pubblico arabo.

Pugile dalla mossa facile, Ali aveva una capacità sbalorditiva di predire il round in cui avrebbe battuto il suo avversario. Anche fuori dal ring agiva, non limitandosi solo a parlare. La sua dedizione nel promuovere l’Islam come religione pacifica andava oltre la provocazione e la ricerca di attenzione mediatica. negli anni ’70 e ’80, prima che gli venisse diagnosticato il Parkinson, è stato spesso ospite di numerosi leader e politici arabi.

Ovunque atterrasse, veniva accolto da fan che lo circondava per stringergli o baciargli le mani. Era un uomo del popolo e il popolo lo amava per questo.

Nel 1972, Ali si recò alla Mecca per il hajj (pellegrinaggio), in seguito alla sua conversione all’Islam dopo aver soffiato a Sonny Liston il titolo mondiale nel 1964. All’epoca, Ali era la celebrità più in vista a effettuare il hajj e questo ha cristallizzato la sua popolarità nella regione.

Negli anni successivi, precisamente nel 1974 e nel 1982, Ali visitò gli Emirati Arabi Uniti. Dopo aver appeso i guantoni al chiodo, partecipò ad alcuni incontri amichevoli per raccogliere fondi per la costruzione di una moschea a Chigago.

Nel novembre 1990, nonostante le sue condizioni di salute notevolmente peggiorate, si recò in Iraq per negoziare il rilascio di alcuni ostaggi americani con l’allora presidente Saddam Hussein. Contro il consiglio e la volontà del presidente americano dell’epoca, George Bush Sr., Ali riuscì ad assicurare il rilascio degli ultimi 15 cittadini americani.

Oggi, nel giorno della sua morte, Ali svetta come l’icona sportiva e culturale più amata nel mondo arabo, e islamico: qui, come nel resto del globo, il titolo di “Il più grande di tutti i tempi” non cambierà mai.

Ali Khaled è un giornalista emiratino che si occupa della sezione sportiva del The National.ae.

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Roberta Papaleo

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