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Mondiali di calcio: dialogo tra culture, religioni e popoli

Mondiali 2018 Russia
L’onesta competizione tra le squadre di calcio è sicuramente una forma di dialogo che l’umanità ha realizzato e maturato con il tempo e si riflette nella vita di tutti i giorni, nelle esperienze di ieri, gli eventi di oggi e le paure di domani.

Di Emil Amin, Sharq al-Awsat (16/96/2018). Traduzione e sintesi di Sabrina Campoli.

Sono iniziati in Russia i Mondiali di calcio 2018 che vedono coinvolte le squadre rappresentanti i sei continenti, di tutte le nazioni e religioni, in una dimostrazione umanitaria sportiva a cui il mondo assiste ogni quattro anni.

Tutto ciò che è stato scritto o si scrive su questa competizione, ruota attorno all’orbita dello sport, della vittoria o della sconfitta; ma pochi si sono resi conto che i Mondiali di calcio offrono un’opportunità di dialogo e incontro tra gli uomini, soprattutto perché quella di quest’anno è una sessione politicizzata.

Allora ci si chiede, possono davvero i Mondiali di calcio promuovere una cultura del dialogo tra i popoli del mondo? Nella sua udienza settimanale del mercoledì in Piazza San Pietro, Papa Benedetto XVI ha lanciato un messaggio importante: “Che la Coppa del Mondo 2018 sia un’opportunità di incontro e dialogo”, per promuovere la solidarietà e la pace tra le nazioni. Questo appello del Papa è degno di riflessione per il momento storico che stiamo vivendo, affinché si torni a un dialogo culturale tra Nord e Sud, tra mondo arabo e mondo europeo, tra i popoli seguaci di religioni e statuti celesti; i conflitti internazionali sono risolti attraverso il dialogo così come anche il coordinamento tra organizzazioni internazionali e regionali.

Quest’anno i Mondiali di calcio sono in linea con alcune iniziative politiche; qualche giorno fa infatti, si è tenuto il summit di Singapore tra Donald Trump e Kim Jong-un, sul territorio russo le due delegazioni coreane gareggiano sotto un’unica bandiera e un’unica squadra e tutto questo è fonte di speranza per il mondo intero, affinché il dialogo possa risolvere i conflitti in modo pacifico nel rispetto reciproco, che infondo è quello che ci insegna lo sport. L’onesta competizione tra le squadre di calcio è sicuramente una forma di dialogo che l’umanità ha realizzato e maturato con il tempo e si riflette nella vita di tutti i giorni, nelle esperienze di ieri, gli eventi di oggi e le paure di domani; il dialogo “è il miglior modo per combattere le varie forme di incomprensione e sviluppare la mentalità del reciproco riconoscimento e rispetto, e imparare a conoscere l’altro in base alle peculiarità della sua cultura e delle sue aspirazioni”. Bisogna poi sottolineare la partecipazione ai Mondiali delle squadre arabe e islamiche, in particolare l’Arabia Saudita e l’Egitto, che va oltre la mera partecipazione sportiva perché affermano il ruolo attivo della nostra civiltà nel promuovere lo spirito di tolleranza e comunicazione tra tutte le civiltà, i popoli e le religioni. Allo stesso modo, ci si aspetta che ogni tifoso arabo che si reca in Russia per sostenere la propria squadra possa diventare ambasciatore di un’antica civiltà che non può isolarsi dalle altre e raggiungere il cosiddetto “rinnovamento culturale”. Possono i Mondiali di calcio rappresentare l’inizio di una nuova era di dialogo che unisce l’umanità sotto “un solo gregge e un solo pastore”?

Questa è l’era promessa in cui “il mondo splende con la luce del suo Signore”, l’era in cui la volontà di Dio “è come in cielo e così in terra”, un’era che l’umanità non ha mai visto e che nessuna mente ha immaginato. La lingua, nelle sue parole, non è stata ancora descritta, come dice il Sacro Corano “… Come facemmo la prima creazione all’inizio, così lo rifaremo: è una Nostra promessa e vi terremo fede”. (Sura I profeti, versetto 104).

Emil Amin è uno scrittore egiziano

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