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Milizie sciite: un’arma a doppio taglio per Baghdad

Di Ángeles Espinosa. El País (16/02/2015). Traduzione e sintesi di Roberta Papaleo.

I deputati sunniti del parlamento iracheno (73 su 328) non vedono di buon occhio le milizie sciite. L’attività di questi gruppi armati paralleli, che di certo hanno dato una mano contro Daish (ISIS), potrebbero finire per indebolire la lotta. La loro crescente influenza e l’impressione che agiscano su comando dell’Iran stanno esacerbando le divisioni settarie in Iraq, in un momento in cui Baghdad ha bisogno dell’appoggio sunnita per lanciarsi alla riconquista di Mosul.

L'ayatollah Ali al-Sistani
L’ayatollah Ali al-Sistani

La vergognosa sconfitta dell’esercito iracheno di fronte l’avanzata dei jihadisti ha fatto suonare l’allarme. Il leader spirituale degli sciiti iracheni, l’ayatollah Ali al-Sistani, ha lanciato una chiamata alle armi per difendere il Paese: la sua fatwa chiedeva che gli uomini capaci di impugnare un’arma si arruolassero nelle forze di sicurezza. Tuttavia, essa si è trasformata in un alibi per il riemergere di quelle milizie sciite mai sparite veramente.

Sotto lo slogan della “mobilitazione popolare” e con l’appoggio dell’Iran, dozzine di gruppi armati – alcuni attivi dalla caduta di Saddam Hussein nel 2003, alcuni nuovi – hanno riempito il vuoto lasciato dall’esercito regolare. Diversi analisti concordano sul fatto che il loro contributo ha effettivamente aiutato a difendere il Paese, ma a un prezzo.

In merito all’espansione delle operazioni delle milizie sciite nel nord dell’Iraq, l’analista Sinan Adnan che commentato che “se le milizie si mostrano efficaci nella zona, questo aumenterà con ogni probabilità sia la loro influenza, sia l’influenza iraniana in Iraq”.

Qualunque esse siano le intenzioni dell’Iran, risulta indiscutibile che i suoi protetti costituiscono lo zoccolo duro delle forze che stanno combattendo Daish e la loro crescente influenza non fa che alimentare le divisioni settarie. Da un lato, fanno apparire debole il governo di Baghdad, che non è ancora riuscito a far approvare al parlamento (a maggioranza sciita e curda) una legge per la creazione di una Guardia Nazionale. Dall’altro lato, i miliziani non rispondono allo Stato, ma agli interessi dei loro gruppi di appartenenza.

“Gli abusi delle milizie alleate alle forze di sicurezza irachene nelle zone sunnite sono aumentate negli ultimi mesi”, ha riferito la scorsa domenica Human Rights Watch. L’organizzazione internazionale ha raccontato che coloro che sono stati costretti a lasciare le loro case al momento dell’avanzata jihadista, sono ora passibili di detenzioni arbitrarie o addirittura di esecuzioni sommarie da parte dei miliziani se cercano di tornare.

Già lo scorso ottobre, Amnesty International aveva messo in guardia dall’assoluta impunità con la quale questi gruppi stavano agendo.

Ángeles Espinosa è la corrispondente da Dubai per El País.

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Roberta Papaleo

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