Siria Zoom

Messaggio della famiglia di Razan Zaitouneh, rapita in Siria quattro mesi fa

Vdc-Sy (08/04/2014). Traduzione di Claudia Avolio.

Nel nome di Dio, il Clemente, il Misericordioso

In una bella citazione del suo articolo “Il Popolo Vuole Rovesciare le Prigioni”, Razan ha detto: “L’arresto arbitrario è un crimine commesso ogni giorno in Siria, su cui tacere è divenuto del tutto inaccettabile. Anche condannarlo e far appello affinché vi si ponga freno è ormai insufficiente, perché perdere i nostri giovani e vederne distrutte le famiglie non può limitarsi agli inviti e agli appelli. Quando è troppo, è troppo, ora basta. Faremmo meglio a unirci a quei detenuti piuttosto che compiangerli!”.

Più di tre mesi sono trascorsi dal rapimento di Razan. È una sensazione triste e amara, un senso d’impotenza che ci impedisce di fare qualcosa per liberarla. Questo lungo periodo è trascorso senza prendere veri provvedimenti o intraprendere alcuna ricerca organizzata da parte dei battaglioni attivi e le forze in controllo della regione. E senza presentare alcun periodico risultato su come procedano le “indagini”. Inoltre, tutti gli appelli per liberare i nostri quattro figli – Razan Zaitouneh, Wael Hamada, Nazim Hamad e Samira Khalil – sono stati vani in quanto nessuna effettiva soluzione che porti al loro rilascio è stata sinora raggiunta.

In una discussione tra Razan e un combattente – in uno dei suoi articoli – lui le ha detto: “Chi non è sostenuto da una forza militare non sarà in grado di andare avanti”. Razan ha risposto sicura: “Non ho mai avuto un sostegno militare dall’inizio della rivoluzione, eppure sto andando avanti!”. Il combattente ha insistito: “Non andrai avanti!”. In realtà, lui aveva ragione. Razan pensava che i civili sarebbero stati il suo sostegno e che quindi non ci fosse bisogno di alcuna forza militare a proteggerla in un’area liberata – cosa che ha fatto sorgere la domanda rivolta ai battaglioni di Douma: “L’avete lasciata sola?”.

Noi, la famiglia di Razan Zaitouneh – l’attivista per i diritti umani, l’avvocatessa, la scrittrice e soprattutto l’essere umano – diffondiamo questo messaggio dopo oltre tre mesi dal suo deliberato rapimento che nessuno ha rivendicato o ad esso ha fatto riferimento o ha avanzato richieste al riguardo. Questo è un chiaro tentativo di guadagnare tempo e reprimere la voce libera di nostra figlia insieme ai suoi colleghi per forzarli a smettere di scrivere e privarli del loro diritto alla libertà d’espressione.

Razan ha ricevuto gli onori l’11 marzo 2014 da parte del World Economic Forum in Svizzera che l’ha selezionata come una dei giovani leader globali che si sono impegnati per rendere il mondo un posto migliore. È una delle 199 donne di 99 Paesi del mondo ad essere stata premiata per aver raggiunto prima dei 40 anni il successo nei loro Paesi che ha ispirato chi lavora con loro e ha dato un impatto intramontabile alle società. Noi, famiglia di Razan, paghiamo tributo a chi ha onorato nostra figlia, gesto che ha un’implicazione importante verso il ruolo simbolico di Razan nella rivoluzione e nella libertà del Paese.

Di recente, in molte manifestezioni del mondo più di una volta sono state alzate immagini di Razan con parole di solidarietà verso di lei e Wael, Nazim, Samira. Inoltre, molte organizzazioni internazionali umanitarie e per i diritti umani nonché rilevanti figure politiche hanno espresso messaggi di denuncia verso il suo rapimento. Siamo grati per tutta la solidarietà. Tuttavia, non abbiamo ancora visto dei risultati, anche se alcuni organi internazionali hanno confermato che stanno bene. Apprezziamo lo sforzo fatto da tutti ma ci sorprende che questi organi – pur offrendoci tali rassicurazioni – non stiano agendo per il loro rilascio né fornendo informazioni sul luogo dei rapitori!

Dunque noi, famiglia di Razan, facciamo appello a tutte le zone della Ghouta, in particolare Douma, perché ci aiutino a risolvere questo enigma e a trovare una soluzione immediata per il rilascio dei rapiti. Inoltre noi esortiamo ogni genitore a fornirci le informazioni che potrebbero aiutarci. Esortiamo ogni padre e madre che riescono a sentirsi come ci sentiamo noi. Non c’è giustificazione al rapimento dei nostri figli né per la continua sofferenza dei loro genitori. È già troppo che il padre dell’attivista Wael Hamada – sposo di Razan – sia morto con l’amarezza di non aver potuto vedere suo figlio o conoscerne il destino.

Esortiamo anche Zahran Aloush, Comandante Supremo dell’Esercito dell’Islam, la più grande fazione nella Ghouta Orientale, a diffondere un messaggio in cui chiarisca il suo “punto di vista” sul non aver finora cercato nostra figlia e non averci fornito alcun aiuto perché la cercassimo noi. Lo riteniamo pienamente responsabile nel caso in cui qualcosa di ripugnante accada a lei o uno dei suoi compagni, poiché il rapimento è avvenuto nella zona sotto la sua autorità. Inoltre, facciamo appello al mondo intero affinché eserciti pressione sulle varie fazioni di tutte le affiliazioni perché ci aiutino a trovare nostra figlia e i suoi colleghi.

Con i migliori saluti,

La famiglia di Razan Zaitouneh.

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Claudia Avolio

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