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Messaggio ai difensori delle libertà

Di Amr Ezzat. Egypt Independent (25/10/12). Traduzione di Alessandra Cimarosti.

A mio avviso, la rivoluzione è stata solamente un’escalation della polarizzazione tra chi voleva un cambiamento e coloro che volevano mantenere lo status quo. Nel febbraio 2011, chi scelse la rivoluzione insistette sul far cadere il regime, al fine di aprire le porte al cambiamento. La loro insistenza gli ha causato l’accusa di volere creare una spaccatura nella società, ma queste accuse non li hanno fermati. Hanno continuato a fare la rivoluzione ad impegnarsi negli scontri in strada il 2 e il 3 febbraio, i cosiddetti scontri del Cammello. Queste battaglie sono state la perfetta manifestazione di quella polarizzazione sociale.

Adesso raccontiamo ciò che è successo in quelle strade come se fosse stato commesso un crimine contro i rivoluzionari, ma risalendo al discorso dei media del periodo, realizziamo che la rivoluzione era attaccata perché considerata come qualcosa che stava creando polarizzazione sociale e divisioni.

Ricordo che in quel periodo scrissi un blog, incitando le persone a “dichiarare le proprie inclinazioni in quel momento”. Avrei potuto anche simpatizzare per le forze di sicurezza, per tutte le ferite che si erano causati durante gli scontri, ma in quel momento, non ci avrei pensato due volte a prenderli a calci sugli scudi o a tiragli via i loro elmetti, qualunque fossero state le loro intenzioni.

La manifestazione che ha avuto luogo venerdì 12 ottobre, il cosiddetto “Venerdì della responsabilità” è stata una reminiscenza delle battaglie combattute nelle strade durante la rivoluzione. I nuovi possessori di manganelli dovrebbero sapere che queste manifestazioni di potere non sono più utili.

Se vogliamo costruire una democrazia, allora dobbiamo abbandonare la strada della violenza e riconoscere l’esistenza di uno spettro di diritti e libertà per ogni essere umano. Ogni persona deve vivere dignitosamente e le potenze politiche dovrebbero fornire alternative per il raggiungimento della giustizia e per preservare la dignità e la libertà umane.

Tuttavia, se una parte politica insiste, brandendo i manganelli dell’identità e della religione, allora si vuole affermare come il polo che riduce le libertà e i diritti e che concentra tutti i poteri nelle proprie mani. In un contesto tale, non capisco chi assume posizioni timide di polarizzazione e teme la formazione di un polo opposto che richieda ampie libertà, diritti, un sistema politico che distribuisca poteri, il cambiamento, il pluralismo e la diversità.

Esorto dunque voi e me stesso ad annunciare a quale polo si faccia parte e a dichiarare le proprie  inclinazioni attuali – per i diritti e le libertà e non per un partito o un altro.

Attualmente supporto il polo delle potenze democratiche civili che comprendono l’Alleanza Popolare, la Costituzione, i partiti egiziani socialdemocratici e la Corrente Popolare.

Ho scelto questa posizione perché rifiuto la convinzione delle potenze islamiche che il mondo possa essere un luogo migliore eliminando la diversità e organizzando rigorosamente la società, nel nome del mantenimento dell’identità o della religione.

Il conflitto tribale fra le potenze islamiche e quelle civili suscita sentimenti di disprezzo per la scena politica generale. Non credo che l’attuale conflitto si trasformerà in un conflitto nel quale il fair play è rispettato. Per realizzare ciò, abbiamo bisogno di un campo da gioco che accolga tutti, e ciò dovrebbe essere fornito dalla nuova costituzione.

La soluzione non è quella di ignorare o rifuggire la polarizzazione mentre la Costituzione è in fase di stesura. La storia dell’umanità, così come la storia recente, dimostrano che i diritti e le libertà sono concesse da chi è al potere per migliorare la propria immagine e poi confiscate o sono strappate via in battaglie e lotte.

Nelle battaglie per le libertà, i combattenti non temono i manganelli di chi è al potere e non sono incolpati da pseudo moderati che cercano politiche di riconciliazione.

 


Alessandra Cimarosti

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