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In memoria di Hassan Hassan, attore ucciso dal regime siriano

Zoom hassan hssanDi Salim Salamah. Oximity (17/12/2013). Traduzione e sintesi di Claudia Avolio.

L’autore dedica questo articolo alla moglie di Hassan – colei che piangerà più di chiunque altro.

“Chiunque racconti la sua storia, eredita il terreno della parola, e dunque possiede la chiave per ciò che è significativo” – Mahmoud Darwish

Alcuni anni fa, un bellissimo ragazzo proveniente dal campo di rifugiati palestinesi di Yarmouk (7 km a sud di Damasco), entrò nella sala delle audizioni e si esibì con una pièce scritta di suo pugno. Forse, ora che ci penso, era in realtà una scena del pioniere del teatro siriano Saadallah Wanous che l’aveva colpito, o magari lui era rimasto semplicemente lì ad esprimere – coi suoi modi dolci da bambino – il suo desiderio di diventare attore. Quel ragazzo era Hassan Hassan.

Hassan è stato ucciso. Da quelli che fingevano di lavorare per la liberazione della sua terra occupata, la Palestina. Ucciso da quelli del cosiddetto regime di resistenza anti-imperialista, i settori di sicurezza di Bashar Al-Assad e in particolare “il settore dell’intelligence militare”, che l’aveva arrestato nei primi di ottobre. Hassan aveva tentato di lasciare il campo di Yarmouk con sua moglie, che è stata poi arrestata e rilasciata solo dopo molti giorni.

Hassan aveva fondato il gruppo “The Palestinian Assembly for Creativity: Reaction”. Insieme ai suoi amici, aveva dato vita a questa “reazione” contro tutto il caos che aveva intorno e che attanagliava il suo mondo: il campo di Yarmouk. Anni fa aveva scritto un capolavoro teatrale dal titolo “7 minutes only”, recitato su molti importanti palchi di Damasco. Gli amici descrivono la pièce come “un caposaldo del teatro palestinese in Siria”.

Nel canale Youtube da lui creato, “Reaction”, aveva caricato dozzine di video visti più di 200 mila volte. Un breve messaggio nella pagina recita: “Il campo di Yarmouk è molto famoso per la sua cultura ed attività artistica: vi si trovano i più vari spiriti creativi palestinesi, siriani e non, che fanno di Yarmouk un “campo” solo nel nome. L’idea di “Reaction” è venuta proprio per esprimere visivamente questa ricca realtà”.

“Non esagero se dico che questa stanza – la mia stanza -” diceva Hassan di sé, “è come una miniatura della mia patria: ogni giorno il sole sorge sulla sua porta e ogni sera tramonta alla sua finestra, trasformando il giorno di un’estate di fuoco in una scura e fredda notte d’inverno”. Qualche giorno fa il padre di Hassan ha ricevuto una telefonata che lo informava della morte del figlio sotto tortura.

Con la sua morte, l’immagine della Palestina appare sfocata. Fa percepire il ruolo che hanno le persone. Perché le nazioni sono fatte di gente: le terre sono ciò che immaginiamo insieme. Io sogno di tornare, ma con i miei cari. Non ho intenzione di tornare da solo.

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Roberta Papaleo

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