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Meknès è molto di più

La medina di Meknès
La medina di Meknès

Articolo di Alessandra Cimarosti.

Ho vissuto sei mesi a Meknès ed è forse proprio per questo che non riesco a vedere i lati negativi di questa città. Oltre ad essere una città imperiale, scrigno di storia, racchiusa in 25 km di possenti cinta murarie risalenti al XVII secolo, Meknès è molto di più.

Fondata dalla tribù berbera dei Meknassi nel X secolo, Meknès deve gran parte del suo splendore a Moulay Ismail che ne fece la capitale. Moulay Ismail infatti, nei suoi 55 anni di regno, la rese una delle più incantevoli città marocchine. L’imponente Bab al-Mansour, accesso principale della città imperiale di Ismail, rappresenta tutta la magnificenza del sultanato alawita. Interamente decorata di zellij (tessere di ceramica) è la più grande delle porte imperiali. Dinnanzi al Bab al-Mansour si apre Plasa el-Hedime, dove un tempo avevano luogo le esecuzioni pubbliche. Adesso è il fulcro della Medina Qdima (città vecchia) di Meknès, popolata a tutte le ore da cantastorie, bambini che giocano, venditori ambulanti, suonatori gnawa e circoli di persone che cercano di infilare anellini appesi a canne, ai colli di bottiglie gassate. Altro esempio della potenza di Moulay Ismail sono i granai Heri Souani nei quali si dice che potessero essere contenuti fino a 12.000 cavalli. Per non parlare dell’opulenza del mausoleo di Moulay Ismail che rende onore a chi vi riposa con la massima espressione dell’artigianato marocchino, dei giardini, della Grande Moschea e della sua Madrasa.

Ma Meknès è molto di più. Meknès è il vecchino che vuole farti mangiare a tutti i costi le sue noccioline salate. Non lo fa per soldi, lo fa perché vuole far sentire a tutti quanto sono buone le sue noccioline. E per poter gustare la compagnia di nuova e vecchia gente. Ti tira verso il suo negozio, ti racconta una storia, canta! E poi ride a crepapelle, regalandoti un sorriso smagliante senza denti. Meknès è la signora del forno, colei che prepara i dolcetti e che si assicura che tu stia bene e che non frequenti persone poco affidabili. Meknès è il venditore di babbucce che ti deve regalare a tutti i costi delle scarpe leggere perché “queste sono da ginnastica, non vanno bene per l’estate”. Meknès è il signore delle verdure, il signore col sorriso e col cuore più grandi del mondo. Colui che ti interroga “Come si dice questo in arabo? E questo? E quest’altro? Bravo ‘aleik!”. Meknès è la signora dell’hammam che si dimentica sempre che sei italiana, ma che non dimentica mai che hai studiato arabo e non perde occasione per dirlo a tutti. Meknès è il signore che vedendoti col sacchetto di fragole ti dice che non puoi mangiare solo quelle per pranzo e ti fa promettere che mangerai altro.

Ma Meknès è molto di più. È colore, musica, è rumore, è chiasso dalla mattina alla sera, è disordine, è movimento, è divertimento, è una chiacchiera distesa, è serenità. Il tempo assume un altro valore, è più gustoso, più saporito.

Meknès pulsa, Meknès palpita, Meknès si rinnova, cambia costantemente per rimanere sempre con la sua stessa e meravigliosa faccia pulita. Meknès sorride, Meknès ride, ride di gusto, invade di positività chi la visita. Meknès accoglie, Meknès abbraccia, stringe la mano per non lasciartela mai più.

Ma ci sarà qualcuno che dimentica di aver visitato questa città! No, secondo me è impossibile. Meknès rapisce, incanta, seduce, ammicca. Meknès fa innamorare, fa fremere, fa emozionare.

Meknès è molto di più.

Alessandra Cimarosti

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