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“Martire Ombra”: La nuova forma di protesta dal campo di Yarmouk

Di Omar al-Asaad. Al-Hayat (28/04/2014). Traduzione e sintesi di Omar Bonetti.

L’ombra di Hassan Hassan, l’attore siriano protagonista del documentario “The Shebabs of Yarmouk”, girato nel 2011 all’inizio delle proteste contro il regime siriano a Yarmouk, il campo di profughi palestinesi a Sud di Damasco, è stata impressa sui muri dello stesso insieme allo slogan “L’effetto farfalla non muore mai”.

La sagoma di Hassan Hassan fa parte di “Martire Ombra”, un’iniziativa che è stata lanciata dagli attivisti del campo lo scorso 16 aprile. Si tratta di graffiti che riproducono l’ombra dei martiri palestinesi periti durante la rivoluzione siriana a causa delle condizioni di detenzione, delle violente campagne di arresto e delle torture messe in atto dalle forze di sicurezza siriane. Oltre a ciò, gli attivisti hanno deciso di associare all’ombra anche un motto, in modo da ricordare meglio la forza di coloro che si sono prodigati per la rivoluzione del popolo siriano. Tra i vari murales, alcuni esempi sono le figure di Ahmed Sahli Ali al-Marra con “Rimarremo qui”, di Bassam Hamidi con il proverbio popolare “Dud al-khal minno wu-fiho”, traducibile come “Il male si autoalimenta” e di Khaled Bakrawi con versi del poeta Mahmoud Darwish.

Attraverso queste originali espressioni artistiche il gruppo di attivisti ha trovato una maniera di riscattare i ragazzi del campo e il loro impegno politico, sociale e caritatevole. Oltre a ciò, le ombre dei martiri sono diventate il simbolo del profondo dolore che continua a lacerare Yarmouk.

Le ombre sono un modo per fare in modo che l’impegno politico, culturale e sociale dei martiri e degli attivisti che vivono a Yarmouk non sia vano. “La terra del campo è la nostra!”, questo è l’appello che spicca accanto all’ombra di Ahmad Taha, mentre, la sagoma di Jihad Shihabi sussurra i versi di Jafra, una canzone della tradizione palestinese.

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Roberta Papaleo

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