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Marrakech, città delle due ruote!

Uomo, quartiere Debbaghine, MarrakechDi Abdelkabir al-Minawi. Asharq al-Awsat (21/05/13). Traduzione e sintesi di Alessandra Cimarosti.

Statistiche pubblicate di recente, hanno dimostrato che nella città di Marrakech, ci sono più di 200.000 motorini e più di 50.000 biciclette. Questi numeri fanno di Marrakech la città “delle due ruote” per eccellenza, “al-bichiklit” (dal francese) infatti, è diventata  “motore”, “simbolo” della città rossa, tanto è che molti osservatori hanno dichiarato che “Marrakech senza le due ruote non sarà più Marrakech”.

La passione per le due ruote, di diverse forme e misure, da parte della gente di Marrakech, indipendentemente dalla fascia sociale e dalla età, si spiega da una parte, per l’espansione della città e per il desiderio da parte della sua gente, di calma tra le stradine ed i vicoli, rimanendo in perfetta sintonia con lo spirito della città rossa che si riassume nella brama “della calma e del relax”.

Ma ciò che attira l’attenzione dei visitatori non è solamente la presenza delle bici e dei motorini che vagano per le strade ed i viottoli, né tantomeno la noncuranza dei conducenti i quali non rispettano i cartelli stradali; ciò che interessa è che sono soprattutto le donne a guidare questi mezzi e specialmente i ciclomotori. Questa scelta è diventata un fenomeno.

Se per i visitatori della città, soprattutto arabi, questo fenomeno è motivo di stupore e sbalordimento, gli abitanti della città tendono ad accettare questa usanza, considerando anche le necessità della vita moderna, nella quale le donne hanno sempre più responsabilità al di fuori della casa. Mentre le donne preferisco le motociclette, gli uomini utilizzano entrambe, a seconda dei casi: i motocicli se vanno di fretta o se devono spostarsi più persone, le biciclette per gli spostamenti brevi e l’ “esercizio”.

Ciò è una prospettiva positiva per due fattori principali: prima di tutto, rappresenta la possibilità per le donne di Marrakech di imporre la loro personalità e la loro presenza nel tessuto della città e in secondo luogo, convince i mariti, i fratelli, i figli del valore aggiunto che rappresenta questo mezzo e del suo ruolo nella vita individuale, in modo particolare per le famiglie di Marrakech e in generale, sia quando ci si muove per lavoro o per altre finalità al di fuori della casa.

Questo fenomeno non è nato oggi, ma risale a decenni fa. Secondo il ricercatore e studioso Abdul Samad al-Kebas risale ai tempi del protettorato francese, quando alcune donne lavoravano nelle case dei coloni e utilizzavano quindi, le biciclette per spostarsi dalle profondità della città vecchia al quartiere francese. Poi è stata la volta delle studentesse e delle impiegate e poi i genitori si sono affrettati a comprare biciclette per le proprie figlie, considerandole mezzi sicuri.

Le donne non si limitano a guidare solamente le due ruote. Basti pensare a Fatima Zahara Mansouri eletta sindaco della città di Marrakech, o a Zakiya Mirani che è a capo del Consiglio comunale di Jaliz o ancora, a Milouda Hazeb presidentessa del Consiglio comunale di al-Nakhil.

Se guardiamo indietro nella storia di Marrakech, ci rendiamo conto che molte donne hanno contribuito alla sua costruzione, dal punto di vista culturale, architettonico, conoscitivo. Esempio lampante è rappresentato da Zaynab al-Nafzawiyya, moglie di Yousef Ben Tachfin, della quale si dice aver avuto “l’idea di costruire la città di Marrakech come capitale di un grande Marocco musulmano che avesse come confini il fiume Nilo e il Senegal”.

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Alessandra Cimarosti

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