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Marocco: Una rivoluzione sociale a difesa dei bambini

Articolo di Silvia Di Cesare

Touche pas a mon enfant, non toccare il mio bambino. Questo è il nome di un’associazione marocchina che da anni lotta contro l’abuso sessuale sui bambini; un fenomeno che affligge il Marocco e che si sta diffondendo sempre di più nel silenzio assordante delle istituzioni e delle vittime stesse.

Due bambini al giorno sono vittime di abusi sessuali in Marocco; 10 000 sono i bambini che hanno subito violenza secondo la risoluzione dell’UNICEF del 2011, senza contare tutti quelli che celano la loro sofferenza anche ai loro più stretti parenti.

La società marocchina sta vivendo in questi anni notevoli cambiamenti sociali dettati dal mutamento delle condizioni economico-politiche della nazione. Lo sviluppo dissennato delle città e la loro urbanizzazione anarchica si affianca ad un impoverimento ed ad un’emarginazione sempre più visibile delle campagne. Il 67% dei bambini che vivono nelle campagne sono analfabeti ed il 14,2% di essi vive sotto la soglia della povertà.

A questa disparità sociale tra aree rurali e città va aggiunta una diffusa povertà, un altissimo tasso di  disoccupazione e un livello di istruzione molto basso.

E’ in questo contesto socioeconomico che la piaga della pedofilia ed il fenomeno dell’abuso sessuale sui bambini si sta propagando sempre di più.

Il Dott. Taib Bouchiba è il fondatore della sezione di Tangeri dell’associazione “ Touche pas a mon enfant” che da anni lotta per rompere il muro di silenzio che circonda il problema dell’abuso sessuale sui minori. Bouchiba evidenzia tre elementi presenti nella società marocchina che hanno favorito il propagarsi di questo fenomeno, primo fra tutti è senza dubbio il tabù sulla sessualità presente nella società marocchina. In Marocco la libertà sessuale viene considerata un “pericolo”, come si legge in un editoriale del quotidiano al Massae. L’articolo 490 del codice penale marocchino sanziona da un mese ad un anno di prigione le relazioni sessuali prematrimoniali, in una società dove l’età del matrimonio si è notevolmente alzata fino a raggiungere per le donne i 26,6 anni. I giovani marocchini emigrati dalle campagne verso la città, la fascia sociale più ghettizzata, è anche la parte della società che maggiormente viene toccata dalla repressione della libertà sessuale, promulgata dalla corrente conservatrice che mira al ritorno di idealizzati valori islamici. Per questi giovani emigrati l’abuso sessuale su un minore diventa una forma di riscatto sociale. Il contesto ambientale viene infatti contemplato nell’elenco dei “rischi o fattori di violenza”: una condizione di disoccupazione, disagio economico ed  emarginazione sociale possono contribuire allo sviluppo di disturbi legati alla sfera sessuale che sfociano poi nell’abuso verso quella fascia più indifesa della società, i bambini.

Il terzo elemento evidenziato dal Dott. Bouchiba pone l’attenzione sulla ripetitività della violenza da parte di adulti che nella loro infanzia sono stati essi stessi vittime di abusi sessuali. Lasciati soli nell’affrontare il trauma ed il disagio , questi bambini sviluppano con il passare degli anni dei disturbi psicologici, che li portano in età adulta a modificare il loro ruolo da vittima a carnefice.

Quest’ultimo elemento evidenzia la forte responsabilità politica alla base della diffusione del fenomeno dell’abuso sessuale sui minori in Marocco.

Le autorità marocchine, pur avendo ratificato la Dichiarazione Internazionale dei Diritti del Fanciullo, non hanno messo in pratica una politica efficace per migliorare la condizione dell’infanzia marocchina. Assenza di figure giuridiche specializzate nei diritti dei minori,  l’indifferenza politica verso la diffusione del fenomeno del turismo sessuale,  i pochi investimenti in ambito sociale, la totale inadeguatezza e insufficienza dei Centri di Accoglienza per minori vittime di abuso; queste mancanze politiche non sembrano rispondere in modo adeguato a quanto il Marocco si è impegnato a fare nel Piano Nazionale d’Azione per l’Infanzia 2006/2015 e non aiutano certamente a migliorare la situazione dei bambini in Marocco.

Prevenzione ed assistenza sono l’unica strada da percorrere per combattere seriamente questa piaga sociale. Ed è in questa direzione che lavora Touche pas a mon enfant, assicurando un’assistenza giuridica e psicologica alla vittima ed alla sua famiglia e sviluppando una campagna di sensibilizzazione per prevenire il verificarsi dell’abuso.

Prevenzione ed assistenza affiancate indubbiamente ad una rivoluzione sociale, ad una risoluzione del conflitto interno tra modernisti e conservatori, che porti alla nascita di una società dove la libertà sessuale non venga più considerata “haram” peccato e si possa finalmente affrontare con serietà e giudizio il problema dell’abuso sessuale sui minori.

Silvia Di Cesare

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