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Marocco e Tunisia: il cammino verso l’unità attraverso scelte democratiche

Di Abd al-Ali Hami al-din. Al-Quds al-Arabi (05/06/2014). Traduzione e sintesi di Caterina Ielo.

I rapporti tra Marocco e Tunisia dal punto di visto economico e politico sono sempre stati positivi sia prima che dopo la rivolta. L’ultima visita del re Mohammad VI in Tunisia, sotto invito del presidente tunisino Al-Marzouki, ne è un’ulteriore conferma.

Il sovrano marocchino ha dichiarato di voler dare un forte impulso al cammino di riforme politiche in Tunisia, sottolineando che la politica del regno è improntata su un approccio democratico all’interno di una dinamica di unità tra i Paesi del Maghreb arabo. Il sovrano è stato accompagnato in Tunisia da una delegazione governativa di alto livello (dodici ministri), oltre a rappresentanti del settore della finanza e del lavoro, per firmare ventitré accordi in settori rilevanti come la sicurezza, l’industria, il turismo, l’istruzione, la ricerca scientifica, le nuove tecnologie, e così via. Inoltre, ha tenuto un discorso davanti all’assemblea Costituente Nazionale, il che indica chiaramente il supporto al cammino di armonizzazione politica e allo spirito di merging imprenditoriale nel Maghreb.

Tutto ciò conferma che la fase di transizione democratica ha bisogno di collaborazione da parte di tutti gli interessati. Per fare un esempio, la transizione democratica in Spagna e Portogallo nella metà degli anni ’80 è riuscita grazie alla volontà di tutte le parti politiche, ma anche grazie al sostegno politico ed economico dato dal Mercato Comune Europeo a entrambi i Paesi per superare la fase di rischio durante la transizione.

La visita del re in Tunisia intende evidenziare che il Maghreb arabo non può rifiorire se non con la mediazione dei sistemi politici democratici e dando voce alle aspirazioni dei loro popoli. Ciò significa che l’integrazione economica e la creazione di coalizioni in vari settori devono avvenire attraverso un percorso di riforma politica e di basi democratiche. Questo deve essere un messaggio chiaro anche per gli algerini, perché l’impasse politica in cui sono entrati dopo le elezioni è uno degli ostacoli principali alla rifioritura del Maghreb arabo. La storia, infatti, ha confermato il fallimento degli approcci di esclusione adottati per fronteggiare i pericoli alla sicurezza nella regione, come nel caso del Sahel, o la chiusura delle frontiere, il che non è in linea con lo statuto che dà vita all’unione, né con la logica storica dell’integrazione e geografica.

L’incontro Marocco-Tunisia, dunque, e le relazioni che intercorrono tra i due Paesi, devono fungere da modello per tutti i Paesi del Maghreb, in modo da rifondare l’unione della regione rinnovando i suoi principi, alla luce dei veloci cambiamenti che influenzano tutta l’area, e fondando le basi per la fiducia, il rispetto, l’integrazione economica, in modo da formare un nuovo sistema che risponda alle speranze e alle aspirazioni dei suoi popoli.

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Roberta Papaleo

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