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Marocco: indignazione per il razzismo verso i subsahariani

immigrati tangeri

“Noi marocchini siamo schizofrenici: reclamiamo gli stessi diritti per i marocchini residenti all’estero ma la nostra società si comporta come il Fronte Nazionale in Francia”, dichiara Mehdi Bensaid, parlamentare e Presidente della commissione Affari Esteri marocchina, in un appello alla reazione del Governo a seguito delle tensioni a Tangeri in cui 14 persone sono rimaste ferite e Charles Ndour, immigrato senegalese, è rimasto ucciso. “Il razzismo è una questione antica che ha origine nei fatti della politica; il governo dovrebbe fare di più, sensibilizzando la popolazione a livello locale e nazionale e inserendo programmi contro la discriminazione nelle scuole”.

A quanto pare è proprio vero, tutto il mondo è paese, il razzismo non ha confini e segue ovunque gli stessi meccanismi della lotta tra poveri e della superficialità dell’azione politica.

Non è il primo episodio che vede la città di Tangeri, meta dei flussi di subsahariani votati all’emigrazione clandestina in Europa, protagonista di questi scontri tra abitanti di quartiere da una parte e immigrati dall’altra. Secondo Hisham Rachidi, fondatore di Gadem, Gruppo antirazzista di manifestazione dakardifesa e accompagnamento degli stranieri e dei migranti, sono circa 1000 i migranti che vivono attualmente a Tangeri nella zona periferica di Boukhalef e che vengono accusati dagli abitanti della zona di occupazione di abitazioni, furto, prostituzione, consumo pubblico d’alcol.

Il gruppo Gadem e i membri del Forum Sociale Africano hanno lanciato un appello per una serie di manifestazioni a Dakar contro il razzismo “ultra violento” nei confronti dei subsahariani residenti in Marocco.

Nonostante la nuova politica migratoria annunciata dal re Mohammed VI nel 2013, che prevedeva un piano di regolamentazione dell’immigrazione, le tensioni razziali continuano e le espulsioni senza un corretto iter legale sono all’ordine del giorno.

 

Emanuela Barbieri

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