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Marocco: il fascino dei giardini andalusi

giardino articoloAlif Post (26/06/2013). Sono diverse le città marocchine in cui gli arabi andalusi hanno lasciato tracce e testimonianze di una civiltà che ha rappresentato un tassello importante  nella Storia del Marocco. I palazzi, i vicoli e i giardini che gli arabi arrivati dall’Andalusia crearono testimoniano dell’amore  di questo popolo per l’arte e la creatività.

Gli arabi andalusi fuggirono dalla penisola iberica (Spagna, Portogallo, Andorra, Gibilterra) dopo la conquista da parte del Regno di “Castiglia e di Aragona” dei territori che erano stati governati per secoli dai musulmani (Granada fu l’ultimo bastione andaluso a cadere nel 1492).

Le famiglie arabe andaluse si insediarono in città quali Rabat (Centro del Marocco), Fès, Tetouan, Shafshaouin, (Nord), dove presero a costruire quartieri e vicoli imitando  quelli che erano stati obbligati, per forza di cose, ad abbandonare in Andalusia.

Tra le eredità che abbiamo ancora modo di ammirare,  spiccano i giardini, realizzati tramite l’applicazione di un  sapere  ingegneristico unico. Gli architetti che si stabilirono in Marocco si avvalsero per i loro progetti del genio andaluso e  le costruzioni che sono rimaste fino ad oggi sono il riflesso vivente dell’estro di quella cultura e della sua specificità.

In ogni casa andalusa c’eraun cortile con un piccolo giardino in cui spuntavano  sculture e aiuole dai disegni rifiniti. Vi zampillavano una fonte d’acqua e una fontana da cui sgorgava acqua sorgiva. L’atmosfera che ne risultava era calma e misteriosa.

Nei palazzi dei principi e dei signori andalusi, invece, la creazione di un giardino andaluso diventava un genere artistico a sé stante. Gli ingegneri andalusi erano specializzati nell’architettare giardini che non trovavano pari in nessun’altra cultura europea o araba. I giardini che venivano disegnati rispecchiavano difatti la vita che si conduceva in Andalusia e il modello di pensiero che circolava in una civiltà che stava conoscendo il suo apogeo con la conseguente evoluzione  in molteplici campi scientifici ed artistici.

Nella capitale marocchina storica, Rabat, e in particolare nel Castello storico degli Oudaia, vicino al fiume Abi Raqrar, gli arabi andalusi crearono un giardino che riprendeva lo stile architettonico dei giardini del palazzo dell’Alhambra a Granada: stessi disegni, stesse statue e stessa disposizione dei fiori e degli alberi al suo interno.

I giardini andalusi che si possono visitare oggi permettono, a chi li guarda, di godere di una natura attraente e, allo stesso tempo, di essere riportato indietro ai tempi d’oro dell’Andalusia, quando nei giardini si radunavano artisti, poeti e musicisti, e  l’élite intellettuale vi discuteva degli ultimi eventi accaduti. I giardini ospitavano anche chi amava fare le veglie notturne cullato dalle rime melodiose delle muwassah (poesie stofica) e dalla musica che animava i vicoli di Granada.

I fiumi e i ruscelli che circondavano le città andaluse e i loro vicoli, furono fonte di ispirazione per gli architetti che idearono i giardini e che si specializzarono nell’introdurre vasche e piscine in essi. Altra accortezza fu quella di coltivare piante e alberi di tutti i tipi, il che fu reso possibile dal clima temperato di cui godeva il paese durante tutto l’anno. I giardini andalusi erano veri e propri vivai che venivano arricchiti di tanto in tanto con nuove specie originarie di paesi vicini o lontani.

Così come in ogni cortile di una casa o di un palazzo andaluso si trovava una fontana, così anche nei giardini andalusi si estendeva una rete di fontane e di ruscelli, alcuni dei quali scorrevano anche oltre i confini del giardino. Erano collegati tra di loro con un sistema di irrigazione unico ideato da ingegneri che riuscirono a perpetuare per secoli l’anima della civiltà di cui erano originari, improntata sull’inventiva e il gusto artistico.

 

 

 


Chiara Cartia

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