Marocco Religione Zoom

Marocco, i cristiani marocchini vogliono uscire dall’ombra

di Remy Pigaglio L’Orient-Le jour (30/03/2019)

Traduzione e sintesi di Katia Cerratti

Papa Francesco visita il Marocco il 30 e 31 marzo

Con questa visita, vogliamo dire al papa e alla società che siamo marocchini, che siamo cristiani e che esistiamo. Non abbiamo aspettative, desideriamo soltanto che la nostra situazione attiri maggiore attenzione “. E’ quanto ha affermato Zouhair Doukali, presidente del Coordinamento dei cristiani marocchini (CCM). Il 19 marzo scorso, in un messaggio di benvenuto al Papa, la sua organizzazione. con un comunicato ha chiesto alle autorità marocchine e al Papa di cogliere l’occasione di questa visita per dialogare con la massima sincerità sul tema della libertà religiosa per i cittadini marocchini “.

Papa Francesco dunque, inizia oggi una visita di due giorni in Marocco per incontrare, in particolar modo, la piccola Chiesa cattolica presente nel paese che comprenderebbe 30.000 fedeli ma la cifra non è mai stata realmente verificata. Grazie a studenti, lavoratori e migranti sub-sahariani, essa è in piena rinascita ed è composta esclusivamente da stranieri. Non è questo il caso dei cristiani rappresentati dal CCM. “Volevamo dire al Papa che non ci sono solo cristiani stranieri in Marocco, ci sono anche marocchini, anche se il governo non ci riconosce”, ha continuato Zouhair Doukali. Se i cristiani stranieri godono di una totale libertà di culto, un marocchino può essere solo ebreo o musulmano agli occhi della legge marocchina. Dalla fine del 20esimo secolo, tuttavia, è emersa una comunità di convertiti. Sarebbero poche migliaia (una cifra impossibile da verificare) e sono quasi tutti protestanti.

Nel 2017, la CCM è stata la prima delegazione di cristiani marocchini ad essere ricevuta da un organismo ufficiale, il Consiglio nazionale dei Diritti dell’Uomo (CNDH) per reclamare soprattutto la possibilità di sposarsi religiosamente, di seppellire i loro morti secondo il rito cristiano, di battezzare i loro figli con nomi cristiani o di avere chiese ufficiali. “Non abbiamo constatato alcun progresso a livello di legislazione “, si rammarica Doukali.

Ma sono sempre di più coloro che accettano l’esistenza di marocchini cristiani. Se, prima del 2010 infatti, i cristiani marocchini potevano essere arrestati a causa della loro fede, ora sono tollerati dalle autorità. “Negli ultimi anni, i marocchini hanno rivelato la loro fede cristiana in pubblico e nessuno li ha mai perseguiti. Ciò dimostra che le autorità ci proteggono “, ha detto Farah Benelkaid, membro dell’Unione dei cristiani marocchini.

Poche settimane fa, il Comitato cristiano marocchino, un’altra organizzazione, secondo il sito web della rivista Tel Quel, ha pubblicato invece sul quotidiano al-Massae, una lettera aperta in cui denuncia le “violazioni della libertà religiosa”. “Secondo loro, i servizi di sicurezza marocchini sarebbero responsabili di svolgere un ruolo importante nella persecuzione dei cristiani eseguendo arresti abusivi”, riferisce Tel Quel. “I problemi con la polizia menzionati da questa organizzazione non sono reali”, ha affermato Zouhair Doukali.

Il codice penale marocchino, se non punisce la conversione, proibisce il proselitismo. Esso prevede infatti una pena da sei mesi a tre anni di carcere per “chiunque usi mezzi di seduzione al fine di scuotere la fede di un musulmano o di convertirlo a un’altra religione (…)”. Per Zouhair Doukali, “per quanto riguarda la società, sempre più persone accettano il fatto che i marocchini possano essere cristiani”. Le discriminazioni, tuttavia, restano comuni. “È assurdo vedere che lo stesso marocchino accetti perfettamente un cristiano straniero, ma rifiuti un cristiano marocchino”, afferma Abderrafie Hamdi del CNDH.

La Chiesa cattolica, da parte sua, si preoccupa di mantenere le distanze con i cristiani marocchini per evitare qualsiasi accusa di proselitismo e si rifiuta di battezzare i marocchini che ne fanno richiesta. “Saremmo molto felici se i marocchini potessero godere di tutte le libertà, inclusa la libertà di coscienza e la libertà religiosa”, ha precisato l’arcivescovo di Rabat, Cristobal Lopez Romero, in una conferenza stampa sulla visita papale all’inizio di marzo. A L’Orient-Le Jour, poco prima della visita papale, ha precisato che “la questione della libertà religiosa deve essere determinata dal popolo marocchino e dallo Stato”.

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Katia Cerratti

Giornalista professionista, laureata in Lingue orientali con una tesi in Islamistica sull’integralismo islamico in Egitto, comincia ad amare la lingua araba all’età di undici anni, quando un compagno di scuola, marocchino, le scrive il nome in arabo sul diario: Muhammad محمد. Coltiva negli anni una grande passione per il multiculturalismo, la difesa dei diritti umani e delle minoranze, segue la politica estera in particolare di Asia e Medio Oriente e la vita culturale di queste regioni. Inizia a scrivere sul "Calendario del popolo” di Nicola Teti, ha collaborato con il settimanale Left e con le testate online arabismo.it e newscinema.eu, e attualmente scrive per arabpress.eu. Da molti anni lavora nella redazione Media Management di Rainews24.

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