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Il Marocco e il cyber-spionaggio

Di Masaab al-Susi. Al-Quds al-Arabi (21/08/2014). Traduzione e sintesi di Caterina Ielo

Un rapporto della Citizen Lab, organizzazione che si occupa di sicurezza elettronica e con sede a Toronto, ha rivelato che il Marocco è all’interno della lista dei paesi che “spia” i suoi cittadini per mezzo di internet utilizzando dei programmi che cercano di controllare e limitare gli internauti. Il rapporto ha evidenziato che i browser internet possono aprire molti collegamenti in rete e  permettono ai governi di controllare e spiare le attività degli internauti e i loro dati personali, a loro insaputa, venendo persino a conoscenza dei messaggi sulla loro posta elettronica.

Dunque, con una semplice apertura di un link si avvia un’attività che permette di installare programmi, come ad esempio lo spyware Hacking Team, prodotto da una azienda italiana e la cui vendita è bandita in altri paesi. Il ricercatore Morgan Markey-Boer ha confermato che gli spyware forniti dall’azienda italiana permettono di accedere ai messaggi di posta elettronica, ai profili Facebook e ai siti visitati in precedenza; permettono, inoltre, di utilizzare la videocamera del computer o il microfono per scattare foto o registrare le conversazioni a insaputa dell’utente.

Secondo questo rapporto, le tecniche di sorveglianza per lo spionaggio su internet stanno aumentando su siti come il motore di ricerca Google, Youtube e Google Live. Se l’utente viene invitato ad aprire un file, l’obiettivo soggiacente è di rimandarlo a siti non protetti per controllare il suo browser. Markey-Boer ha poi evidenziato che imprese come Hacking Equipe e Fin Fisher vendono dispositivi in grado di penetrare in rete attraverso la pubblicazione di finestre video e link che, se premuti, portano al controllo totale dell’utente che sta navigando in internet. L’azienda Equipe Hacking, ad esempio, usa varie finestre video su youtube, in attesa che l’utente ci clicchi su e apra programmi di spyware.

Il rapporto ha dichiarato che la società èquipe hacking ha affermato di avere a che fare con i due governi del Marocco e degli Emirati Arabi e che altre agenzie di intelligence negli USA, in Russia, in Cina e Israele utilizzano le stesse tecnologie per il controllo su internet. Al fine di evitare il rischio di spionaggio di dati o di attacchi di hacking, molte imprese hanno adottato la codifica di tipo «HTTPS», un sistema che riduce le probabilità di attacchi.

Un altro rapporto pubblicato dall’azienda americana Google in precedenza ha affermato che il servizio di internet è soggetto a spionaggio in vari paesi del mondo, fra cui il Marocco che tenta di controllare i movimenti politici di opposizione utilizzando metodi e programmi francesi e americani avanzati. Il Marocco è tra i paesi che utilizzano questi metodi avanzati per controllare la posta elettronica e gli account Facebook.

Il rapporto evidenzia anche che per quanto riguarda la lotta alle attività terroristiche, il Marocco chiede all’FBI americano i dati di una persona o gruppo specifico a seconda dell’accordo di cooperazione tra i due paesi in questo settore, ma quando si tratta di controllare gli attivisti dei diritti umani, i politici o i giornalisti, l’intelligence marocchina utilizza programmi speciali di controllo dei telefoni e di internet in generale.

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Viviana Schiavo

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