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Il Marocco contro l’AIDS

Di Hicham Oulmouddane. Tel Quel (16/05/2014). Traduzione di Alessandra Cimarosti.

In Marocco, il ministero della Salute e il Consiglio nazionale dei diritti dell’uomo (CNDH) hanno firmato una convenzione per lottare contro la discriminazione dei malati di AIDS.

Le cifre sono allarmanti: nel 2013, il 65% dei nuovi casi di AIDS diagnosticati in Marocco riguardava i tossicomani, le prostitute e gli omosessuali. “Molti studi hanno dimostrato che nel Paese, soprattutto nel Sud, la discriminazione nei confronti di certe categorie sociali considerate fragili porta alla loro esclusione dalla catena della prevenzione e della gestione della malattia”, spiega Moulay Ahmed Douraidi, coordinatore nazionale dell’Associazione della lotta contro l’AIDS (ALCS).

Per mettere fine alla stigmatizzazione delle popolazioni vulnerabili e permetter loro un accesso alle cure, il ministero della Calute e il CNDH hanno dunque siglato, lo scorso 12 maggio, una strategia nazionale riguardante i diritti umani e l’AIDS. Al fine di abolire ogni forma di discriminazione, questa convenzione rinforza il piano strategico nazionale di lotta contro l’AIDS, iniziato nel 2012 dal ministero della Salute. In quel momento, il numero di malati di AIDS in Marocco si stimava raggiungesse i 29.000 casi. Per affrontare l’urgenza della situazione, il piano previsto fino al 2016 ha vari obiettivi, tra i quali ridurre del 50% il numero delle nuove infezioni da HIV e del 60% la mortalità delle persone che ne sono già affette. Ma questi obiettivi non coprono fasce a rischio come quelle delle prostitute e dei tossicomani.

La nuova strategia nazionale mira a colmare tale laguna. “Il cittadino portatore del virus dell’AIDS è escluso dalla famiglia e dalle strutture di cura dello Stato. È obbligato a passare per le ONG per beneficiare di terapie. L’obiettivo di questa convenzione è rompere questo circolo vizioso”, spiega il dottor Omar Battas, membro del CNDH. Il dottor Battas chiarisce che “questo accordo riguarda l’eliminazione di tutte le forme di discriminazione davanti al trattamento e la cura totale del malato”.

“Le disposizioni che criminalizzano i rapporti sessuali tra due adulti consenzienti, anche se a pagamento, non devono impedire le misure preventive come l’invito ad utilizzare il preservativo”, sottolinea Moulay Ahmed Douraidi, che precisa: “Temendo la repressione, le prostitute non utilizzano preservativi per paura che possa essere utilizzato come prova in caso si arresto. Si tratta di pratiche che rompono ogni tipo di strategia di prevenzione. Purtroppo, alcune disposizioni della legge uccidono più che il virus”. Osservazioni che nascondono a malapena il dibattito sull’abrogazione degli articoli del Codice Penale che criminalizzano la prostituzione e l’omosessualità.

Il Consiglio spera di raggiungere in breve tempo l’applicazione delle raccomandazioni espresse dagli attori locali riguardanti la lotta contro l’AIDS e l’ONUSIDA, programma delle Nazioni Unite. Tra le varie raccomandazioni, il finanziamento di programmi di ricambio di aghi e siringhe dei consumatori di droga, così come l’obbligo dello Stato di garantire alle prostitute e ai loro clienti l’accesso ad un servizio di sostegno. E, soprattutto, l’abrogazione di leggi che proibiscono ad adulti di essere clienti o soggetti interessati al commercio del sesso. La palla è ora nel campo del governo di Benkirane.

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Alessandra Cimarosti

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