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Maroc Hebdo, Le point: gli articoli della vergogna

Di Khadija Tighanimine. YaBiladi.com (02/11/12). Traduzione e sintesi di Alessandra Cimarosti.

Come Charlie Hebdo, l’Express e altri giornali, Le Point si approfitta dell’ondata islamofobica, diventata una fonte di ricchezza per gli editorialisti, in mancanza di altri argomenti sensazionali. Per questo motivo quindi, si danno al proprio sport preferito: la calunnia, l’inasprimento dell’odio verso chi? I musulmani ovviamente! Ma i francesi non hanno l’esclusiva di razzismo e xenofobia e in questi giorni di crisi, siamo tutti sulla stessa barca da Tangeri a Giacarta, come dicono i marocchini!

E anche il Marocco dà modo di parlare, pubblicando nella copertina della rivista MarocHebdo, il “Pericolo nero” che minaccia il paese. Ciò che sconvolge è la somiglianza riguardante il tema scelto e la grafica di entrambi i giornali. La copertina di Maroc Hebdo presenta un titolo giallo in grassetto su fondo nero, con dei sottotitoli lapidari, proprio come le copertine di Le Point. Lo sguardo serio del sub-sahariano sulla copertina della rivista marocchina, ricorda il viso coperto da un niqab nero della giovane donna ritratta in una delle copertine di Le Point.

Il “Pericolo nero” è rappresentato dai sub-sahariani che vivono in Marocco e che, come i musulmani di Francia, subiscono un trattamento mediatico incisivo. Non avremmo mai pensato che la stampa marocchina, con la storia del colonialismo in Marocco, con il suo cosmopolitismo, la sua leggendaria ospitalità, sarebbe mai caduta così in basso, utilizzando il razzismo, seguendo il modello francese, per rimpinguare i fondi. Ma come si dice? La stupidità è universale.

L’articolo proposto da Maroc Hebdo gioca sulla paura e parla dei trafficanti di droga sub-sahariani che minacciano il Marocco, senza interessarsi alla possibile pericolosa equazione “sub-sahariani= scrocconi pericolosi”. Sono molte le associazioni fatte su questo tema, ma con sfumature diverse. L’articolo lascia pensare che in Marocco, tutti i sub-sahariani sono clandestini. Non vengono nominati gli studenti e i lavoratori che vivono nel paese legalmente. Il “Pericolo nero” ingloba, in maniera astuta, l’insieme dei sub-sahariani, qualsiasi sia la loro situazione amministrativa e sociale.

Ci si lamenta in Francia del razzismo anti-arabo e anti-nero, così come dell’islamofobia, per poi ritrovare in Marocco degli articoli raccapriccianti. Essere nero in Marocco non è mai stato facile. Gli stessi marocchini più scuri dei propri compatrioti sono costretti a sentire sempre il sarcasmo dei più abietti.


Alessandra Cimarosti

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