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Malak al-Khatib racconta i suoi 45 giorni in carcere

(Asharq al-Awsat). È tornata a casa Malak al Khatib, la più giovane palestinese arrestata e detenuta dalle autorità israeliane. Dopo aver passato 45 giorni in carcere Malak ha potuto riabbracciare la sua famiglia, lo scorso venerdì.

Malak è diventata una star in Palestina: ogni giorno centinaia di sostenitori, di giornalisti e di attivisti impegnati nella tutela dei diritti dei prigionieri palestinesi le fanno visita.

In un’intervista rilasciata a Asharq al-Awsat, la giovane palestinese ha dichiarato “sono felice dopo 45 giorni di prigionia di esser tornata qui e di aver potuto rivedere i miei amici e la mia famiglia”. Malak ha anche raccontato le dinamiche del suo arresto, avvenuto il 31 dicembre scorso: un gruppo di soldati la ha circondata e buttata a terra e dopo averla caricata con la forza su un veicolo militare, l’hanno trasportata in una centrale della polizia dove la ragazza e i suoi amici sono stati sottoposti a duri interrogatori.

“Ho conosciuto la sofferenza, il dolore, ho sperimentato il freddo e l’umiliazione, ma non ho mai avuto paura per questo”, ha dichiarato Malak, “ciò che mi addolorava era il pensiero della mia famiglia e dei miei amici, avevo paura di non rivederli mai più”.

Sono 213 i minori palestinesi detenuti nelle carceri israeliane e dall’inizio dell’anno Israele avrebbe arrestato 16 ragazzi di età inferiore ai 18, ma la maggior parte di loro sarebbe stata rilasciata, secondo le statistiche ufficiali palestinesi.

L’arresto di minori da parte dello Stato di Israele va contro il diritto internazionale, in particolar modo contro l’articolo 16 della Convenzione sui diritti dell’infanzia che recita “nessun fanciullo sarà oggetto di interferenze arbitrarie o illegali nella sua vita privata, nella sua famiglia, nel suo domicilio o nella sua corrispondenza, e neppure di affronti illegali al suo onore e alla sua reputazione”. Questo quanto dichiarato dalle autorità palestinesi.

L’incarcerazione dei minori per Israele è una pratica legale, perché permessa dall’Ordine militare n.132, che considera adulti i ragazzi oltre i 16 anni; e dall’Ordine militare n.1500 che autorizza l’arresto di un cittadino palestinese a prescindere dalla sua età.

 


Silvia Di Cesare

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