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Madaya: un enorme campo di concentramento dove Hezbollah fa morire la gente di fame

Di Azzam Tamimi. Middle East Eye (07/01/2015). Traduzione e sintesi di Maddalena Goi.

Fino a poco tempo fa, il partito libanese Hezbollah era un’ispirazione per milioni di persone nel Medio Oriente e nel mondo: il simbolo della resistenza eroica che si è battuto per liberare i territori occupati nel sud del Libano e che, dopo la loro liberazione, continua a resistere alle aggressioni israeliane. Un tempo Hassan Nasrallah, il leader di Hezbollah, era soprannominato “il capo della resistenza”. Il suo poster si trovava in tutti i campi profughi palestinesi del Libano ed era ammirato dalle famiglie di tutto il mondo arabo. Durante i suoi lunghi discorsi, le persone rimanevano incollate ai televisori e il suo canale satellitare Al-Manar non era meno famoso di Al-Jazeera. Molti palestinesi credevano a tal punto nella figura di Nasrallah che desideravano avere una personalità come la sua alla guida della resistenza palestinese.

Ma oggi Hezbollah ha perso gran parte del supporto e della simpatia popolare di cui godeva un tempo e Hassan Nasrallah è deriso e condannato da molti di quelli che prima lo amavano. Attualmente, il partito sciita sta combattendo una guerra completamente diversa: agisce su istruzioni degli sponsor iraniani in cui regna un regime clericale reazionario ed è impegnato in un conflitto a difesa di un regime dispotico e corrotto come quello di Damasco.

A differenza di Hezbollah, Hamas – il movimento islamico della resistenza palestinese – alleato di Hezbollah nella lotto contra il sionismo, ha rifiutato di piegarsi alle pressioni iraniane. Secondo il suo leader Khaled Meshal, anche se la Siria è stata per lungo tempo il miglior rifugio che Hamas abbia mai avuto fuori dalla Palestina, l’organizzazione palestinese ha deciso di rinunciare ai privilegi di cui godeva in Siria per evitare di prendere parte a qualsiasi azione che vedeva l’oppressione del popolo siriano. Da quando Meshal ha lasciato Damasco, 4 anni fa, ha rifiutato anche gli inviti dell’Iran per visitare Teheran, la visita alla capitale è considerata, dalle autorità iraniane, una precondizione per la ripresa degli aiuti finanziari.

Senza dubbio, la crisi siriana ha peggiorato le relazioni tra Hamas da un lato e Hezbollah e l’Iran dall’altro. Da quando ha avuto inizio la guerra civile in Siria, sono stati diffusi numerosi rapporti di crimini di guerra commessi dalle truppe di Hezbollah e da altre milizie sciite sponsorizzate dall’Iran in varie parti della Siria. Eppure, nulla è stato così sconvolgente come le accuse che pendono sul movimento di Hezbollah in questi ultimi giorni.

I video e le immagini che provengono dalla città di Madaya, nella periferia di Damasco, ricordano le immagini dei campi di concentramento delle vittime del nazismo nella II Guerra Mondiale. Uomini, donne e bambini stanno morendo ogni giorno a causa della fame e del freddo invernale. Alcuni attivisti stanno cercando di portare al centro dell’attenzione mondiale quanto sta succedendo e hanno accusato le forze di Hezbollah di assediare la città per prevenire qualsiasi passaggio di aiuti alle migliaia di residenti. La tragedia più grande è che Madaya è una di quelle città siriane ad aver fornito rifugio alle comunità libanesi pro-Hezbollah quando queste sono state forzate ad abbandonare i propri villaggi e città nel sud del Libano durante la guerra contro Israele nel luglio 2006.

Iran e Hezbollah che una volta avevano entrambi acclamato di essere a sostegno degli oppressi nel mondo, sono oggi strumenti di oppressione, tormento e persecuzione del popolo siriano. Sia Hezbollah sia il suo sponsor iraniano rimangono fedeli alleati al regime di Assad e sono responsabili di milioni di persone che hanno abbandonato le loro case, delle centinaia di migliaia che sono state uccise e delle molte altre migliaia che oggi stanno morendo di fame. Tuttavia, Iran e Hezbollah non avrebbero avuto mano libera per uccidere, mutilare e torturare la popolazione siriana se non fosse stato per una comunità internazionale completamente assente e che non è sembrata per niente preoccupata di quello che stava succedendo. Gli attori locali e internazionali avevano altre priorità. Nel corso degli ultimi 4 anni, gli Stati Uniti e i suoi alleati occidentali hanno tenuto gli occhi puntati sul programma nucleare iraniano per raggiungere al più presto un accordo. Al fine di garantire il successo dei negoziati, gli attori occidentali si sono impegnati a non provocare o alienare l’Iran in nessun modo e, allo stesso tempo, queste potenze, insieme a quelle regionali, hanno ritenuto inutile mettere in atto una transizione democratica per paura che questa avrebbe potuto favorire gruppi di potere con i quali condividono poche visioni se non nessuna.

L’unica cosa che sembra aver attirato l’attenzione della comunità internazionale è stata la guerra al terrorismo, ossia la campagna contro i gruppi islamici sunniti, dal più estremista come Daesh (ISIS), al più moderato come i Fratelli Musulmani. L’ironia è che Daesh è nato ed emerso solo dopo che la ricerca pacifica verso la via della democratizzazione messa in atto dai Fratelli Musulmani è stata di fatto osteggiata, in particolare dopo il colpo di Stato militare in Egitto e la tragedia di Rabaa. Dobbiamo ancora vedere quello che provocherà il dramma della città di Madaya.

Azzam Tamimi è un accademico britannico-palestinese e presidente di Al-Hiwar TV Channel.

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I punti di vista e le opinioni espressi in questa pubblicazione sono di esclusiva responsabilità degli autori e non riflettono necessariamente il punto di vista di Arabpress.eu

Roberta Papaleo

1 Commento

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  • Khaled Meshal ha pugnalato alla schiena Assad sollecitato a ciò dai dollari del Qatar.
    La resistenza palestinese, però, saprà fare a meno di Khaled Meshal.

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