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Maaloula: da vicini a traditori

Zoom 27 set MaaloulaDi Robert Fisk. The Independent (25/09/2013). Traduzione e sintesi di Roberta Papaleo.

La famiglia Diab non potrà mai più tornare a Maaloula. Non dopo che i cristiani di questo sacro villaggio li hanno visti far entrare uomini armati di al-Nusra nelle loro case. “Uno di loro aveva un kalashnikov in una mano e una spada nell’altra”, racconta Georgios, un abitante del villaggio, scuotendo la testa incredulo.

Vent’anni fa, tragedie simili distruggevano i villaggi della Bosnia. Ora vengono riprodotti in Siria. “Conosciamo i nostri vicini musulmani da tutta la vita”, dice Georgios, cattolico. “Sapevamo che la famiglia Diab era alquanto radicale, ma non avremmo mai pensato che ci avrebbero tradito. Abbiamo mangiato assieme. Siamo un unico popolo.

“Alcuni membri della famiglia se ne erano andati mesi fa e avevamo immaginato si fossero uniti ad al-Nusra, ma le loro mogli e i loro figli vivevano ancora qui. Ci siamo presi cura di loro. Due giorni dopo l’attacco di al-Nusra, le famiglie hanno improvvisamente lasciato la città, non sapevamo il perché. Poi hanno portato il nemico in mezzo a noi”.

Una storia terribile in un villaggio bellissimo, con grandi caverne scavate sulla parete della montagna. Ora i combattenti di al-Nusra vivono in queste caverne e sparano ai soldati siriani nelle strade di Maaloula con fucili da cecchino russi. Nessuno dei 5.000 residenti cristiani, né dei 2.000 della comunità musulmana, è tornato. Maaloula è praticamente una città fantasma. Sono rimasti solo Georgios e pochi altri cristiani che si sono uniti alle unità di “difesa nazionale” per proteggere le loro case. Almeno 10 cristiani sono stati uccisi quando la milizia di al-Nusra ha iniziato ad attaccare Maaloula. Le loro morti sono segnate da una terribile ironia, dato che sono stati massacrati vicino al monastero di Mar Sarkis (Santo Sergio), consacrato alla memoria di un soldato romano cristiano giustiziato 2000 anni fa.

Hanna, un’amica di Georgios, racconta che, prima che la guerra raggiungesse Maaloula, cristiani e musulmani erano d’accordo sul fatto che la città dovesse restare un luogo di pace. “Era una sorta di convivenza”, concorda Georgios. “Avevamo ottime relazioni. Non ci è mai venuto in mente che i nostri vicini musulmani ci avrebbero tradito, ma ora corre cattivo sangue. Hanno fatto entrare al-Nusra per buttare fuori i cristiani e liberarsi di noi per sempre. Alcuni dei musulmani che vivevano con noi erano brave persone, ma non mi fiderò mai più della maggior parte di loro”.

Il problema, ovviamente, è che esiste una soluzione militare molto semplice, cioè che l’esercito bombardi con i suoi carri armati made in Russia le caverne dove i cecchini di al-Nusra sono appostati. Questo, tuttavia, causerebbe solo l’ulteriore distruzione del patrimonio del villaggio, i cui abitanti parlano ancora l’aramaico, la lingua che si crede fosse parlata da Cristo.

Tra i fischi dei proiettili, è impossibile raccogliere informazioni accurate e complete sulla tragedia di Maaloula. I cristiani armati raccontano che la chiesa di Mar Taqla (Santa Tecla) è stata gravemente danneggiata: la pala d’altare è andata distrutta, insieme alle immagini bizantine. Gli uomini di al-Nusra sembrano provare un piacere perverso non solo nel distruggere le icone cristiane, ma anche i mobili delle case, forse in cerca di denaro.

Non è tanto meno possibile confermare il numero esatto delle vittime. È impossibile, tuttavia, credere che sopo queste dolorose scissioni Maaloula possa tornare com’era: un luogo di culto per ortodossi e cristiani, ma anche per musulmani sciiti, molti dei quali iraniani che visitavano il villaggio per contemplare i suoi monasteri e i suoi santuari.

Quale prova migliore della volontà di al-Nusra – e di tutte le altre parti in questo conflitto – di rendere settaria la guerra?

Un generale siriano ha cercato di spiegarmi che qui non si tratta di guerra civile, ma semplicemente di una “guerra contro il terrorismo” e che i siriani non sono settari. “A Lattakia, ci sono 200.000 rifugiati sunniti che vivono insieme a cristiani e alawiti senza che ci siano problemi fra loro”, afferma. Ed è vero.

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Roberta Papaleo

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