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L’opportunità perduta di Cordova

Di Guillermo Altares. El País (25/01/2015). Traduzione e sintesi di Roberta Papaleo.

Moschea di Cordova
Moschea di Cordova

Ci sono luoghi dove archeologia e storia non servono a interpretare il passato, ma a leggere il presente, finendo per trasformarsi in armi taglienti.

Negli ultimi anni, Cordova è diventata uno di quei luoghi. Le mosse della Chiesa per cercare di sminuire il passato islamico della sua antica moschea, la più importante d’Occidente e patrimonio dell’UNESCO, suscitano la perplessità e persino la tristezza di molti storici che vedono come la città stia perdendo l’opportunità di convertirsi in un polo per il dialogo interreligioso in un momento in cui ce n’è bisogno come non mai.

“Potremmo immaginare questo monumento, prima islamico e poi cristiano, come un punto di incontro, di dialogo”, sostiene lo storico francese Pierre Guichard, i cui libri aprirono molte strade nella conoscenza della Spagna islamica negli anni ’70.

Secondo Carlos Márquez, professore di Archeologia all’Università di Cordova, la questione è il vero dramma della città: “Non avrebbe più senso, invece di litigare sulla proprietà dell’edificio, cercare di saperne di più? Il patrimonio di Cordova è una fortuna che non va in cerca di simili problemi creati dalle istituzioni”, commenta Márquez. Da parte sua, il ricercatore Eduardo Manzano Moreno si mostra più categorico: “Il Capitolo Cattedralizio si è appropriato di un edificio che è una macchina per fare soldi, sequestrando e dettando quale dovrà essere la sua memoria. Ciò è grave soprattutto perché vi è un numero sempre crescente di turisti provenienti da Paesi islamici che voglio visitare un edificio emblematico. Dovrebbe essere al contrario, dovremmo costruire dei ponti”.

Per tutta risposta, un portavoce del Capitolo Cattedralizio, José Juan Jiménez Güeto, sostiene che “al contrario di quanto viene affermato, l’impronta islamica del monumento non è stata cancellata, così come si può vedere visitandola, e non è stata nemmeno cancellata la parola ‘moschea’ dal materiale promozionale”. Jiménez Güeto aggiunge: “Ad ogni modo, ci tengo a segnalare che per noi la denominazione del tempio non è importante: c’è chi la chiama Moschea, chi Moschea Cattedrale, chi Cattedrale. Tuttavia, la cosa più importante per la Chiesa è che il tempio si conservi di generazione in generazione per ancora molti secoli”.

Molti esperti di Cordova si mostrano prudenti, sebbene riconoscano che il conflitto sta recando danno a una città alla quale ci si poteva riferire con una frase solo apparentemente contraddittoria: “Vado a messa in moschea”.

Guillermo Altares è giornalista per diverse sezioni del quotidiano El País.

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Roberta Papaleo

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