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L’Occidente ha sbagliato a etichettare Hamas come “organizzazione terroristica”?

Hamas

Di Hussam al-Dajani. Middle East Monitor (16/06/2015) Traduzione e sintesi di Chiara Cartia.

Nei Paesi occidentali e mediorientali è radicata la convinzione secondo la quale è più costoso contenere il movimento di Hamas che non escluderlo. Questo solleva la questione della sua categorizzazione come organizzazione terroristica da parte degli Stati Uniti e dell’Unione Europea. Queste due potenze stanno prendendo in considerazione l’opzione di aprire un dialogo con Hamas e di dare ascolto alle sue rivendicazioni. Tuttavia questi tentativi di approccio sono spesso segreti e non portano a nessun risultato concreto se non il rafforzamento dei membri più pragmatici all’interno delle correnti islamiste.

La decisione di incasellare Hamas come organizzazione terroristica è il risultato di una pressione pro-Israele sugli USA e sulla UE. In quel tempo la giustificazione di Israele per aver attribuito al gruppo quell’etichetta era il bisogno di contrastare le operazioni suicide da lui perpetrate. Oggi gli Stati Uniti devono considerare che la decisione di Hamas di fermare tutti gli attacchi suicidi risale a più di dieci anni fa, decisione a cui si sono attenuti in quanto movimento. Come se non bastasse Israele ha iniziato a per così dire “flirtare” con Hamas suggerendo il bisogno di comunicare con il movimento di resistenza palestinese. Questo sentimento, nato recentemente, è stato espresso da un certo numero di ufficiali israeliani, incluso il presidente Reuven Rivlin durante un viaggio nel nord di Israele il 17 maggio.

Gli Stati Uniti e l’UE stanno forse cercando di essere più sionisti di Israele stesso che ha fatto di tutto per iscrivere Hamas nella lista nera del terrorismo? Credo che Hamas, in quanto movimento e la democrazia palestinese, siano entrambi state esposti a un’ingiustizia storica che contraddice i valori occidentali. Rimanere nell’errore è dannoso e fare un passo indietro sarebbe molto meglio. Si è ancora in tempo per considerare Hamas e la resistenza palestinese come un approccio legittimo a un nuovo percorso politico che enfatizza i diritti nazionali così come sono stati determinati dalla legge e dalle risoluzioni internazionali.

Hamas, come qualsiasi altro movimento politico, conta attualmente diverse scuole di pensiero e fazioni in competizione. Continuare ad escluderlo non fa altro che incoraggiare le fazioni più estremiste e questo non aiuta la causa di chi vuole stabilità e sicurezza nel Medio Oriente.

I Paesi occidentali dovrebbero fare in modo di costruire stati moderni forti, stabili e sicuri che osservino la legge sovrana.

Hussam al-Dajani è un giornalista che scrive per Middle East Monitor.

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Chiara Cartia

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