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L’obiettivo di Netanyahu è porre fine alla sovranità palestinese

Di Nafeez Ahmed. Al-Arabiya (21/07/2014). Traduzione sintesi di Angela Ilaria Antoniello.

Con il pretesto che Hamas ha respinto il cessate il fuoco proposto dall’Egitto, Israele sta intensificando l’operazione Difesa dei Confini con una escalationnegli attacchi aerei. Lo Stato ebraico ha lanciato la tanto decantata invasione di terra. L’unico obiettivo plausibile di questa guerra totale sulla società di Gaza, a mio avviso, è l’evacuazione forzata e l’espulsione del popolo palestinese dalle loro case.

Un’avvisaglia dei piani del primo ministro israeliano è ravvisabile nella conferenza stampa tenutasi durante il quarto giorno di operazione. Parlando in ebraico, Netanyahu ha detto  esplicitamente che non avrebbe mai tollerato uno Stato palestinese pienamente sovrano in Cisgiordania e che non avrebbe ceduto il controllo sulla sicurezza dei territori ad Ovest del fiume Giordano.

Come osserva David Horovitz, fondatore del Times of Israel: “Non rinunciare al controllo sulla sicurezza ad Ovest del Giordano significa non dare a un’entità palestinese la piena sovranità. Significa non aderire alle richieste di Mahmoud Abbas, di Barack Obama e della comunità internazionale. Non si tratta di chiedere solamente una Palestina demilitarizzata (…) Questa frase, molto semplicemente, segna la fine dell’idea che Netanyahu avesse acconsentito alla creazione di uno Stato palestinese.”

Ecco perché l’operazione Difesa dei Confini ha deliberatamente colpito i civili e le infrastrutture civili. Questa non è meramente una guerra contro Hamas. A quanto pare, si tratta di una guerra contro il concetto stesso di uno Stato palestinese indipendente e sovrano.

Purtroppo, perseverando nel lanciare indiscriminatamente razzi su Israele, Hamas ha continuato a dimostrarsi un nemico per il popolo palestinese tanto quando le Forze di Difesa Israeliane (IDF). Più e più volte, i razzi di Hamas hanno fatto il gioco delle fazioni israeliane più militanti, fornendo il pretesto necessario per l’escalation.

I funzionari dell’intelligence americana hanno confermato che dalla fine degli anni 1970 agli anni ’80, Israele aveva “direttamente e indirettamente” finanziato Hamas come contrappeso all’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP). Ma c’era un altro ordine del giorno. Il pensiero di una parte dell’establishment dell’ala destra israeliana era che Hamas e gli altri, se avessero ottenuto il controllo, avrebbero rifiutato di rivestire qualsiasi ruolo nel processo di pace, silurando eventuali accordi.

Israele ha sfruttato il rifiuto del cessate il fuoco come giustificazione per espandere la sua guerra contro Gaza. Ma il fallimento della mediazione egiziana era una conclusione scontata. Un portavoce di Hamas ha addirittura lamentato il fatto che il Cairo non avesse neppure consultato il gruppo in merito alla proposta di cessate il fuoco. Secondo un’altra fonte di Hamas, invece, gli intermediari egiziani avevano trasmesso messaggi segreti in cui si avvertiva che Israele avrebbe “spazzato via” un terzo della Striscia di Gaza. D’altro canto l’esercito egiziano ha sostenuto l’attacco militare israeliano facendo esplodere 29 tunnel.

Eppure l’insistenza di Hamas nel lanciare razzi su Israele gioca a favore delle ambizioni di lunga data del Likud, quelle di alterare i fatti sul terreno attraverso l’uso della forza. Data la grande disparità militare tra Hamas e l’esercito israeliano – ben illustrato dai dati sulle vittime – questa non è una guerra. Piuttosto, io la vedo come il tentativo di cancellare i palestinesi dalla loro patria ancestrale.

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Ilaria Antoniello

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