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Lo Yemen va in pezzi

Di Bruce Riedel. Al-Monitor (22/01/2015). Traduzione e sintesi di Roberta Papaleo.

La morte del re saudita Abdullah bin Abdel-Aziz mette la crisi yemenita in primo piano per il nuovo monarca, l’ormai ex principe Salman. La scomparsa di Abdullah arriva sull’onda delle dimissioni del presidente yemenita Abd Rabbo Mansur Hadi: un notevole ostacolo per la diplomazia statunitense e saudita ma una piccola vittoria per l’Iran e un extra per Al-Qaeda.

La situazione a Sana’a è alquanto confusa, ma è chiaro che gli Houthi hanno il coltello dalla parte del manico. I ribelli Houthi Zaydi, che hanno deposto il governo pro-americano questa settimana, hanno un motto che recita: “Morte all’America, morte a Israele, maledetti gli ebrei e vittorioso l’Islam”. Il crollo del governo di Hadi, che negli ultimi due anni è stato apertamente sostenuto dai raid di droni americani contro Al-Qaeda nella Penisola Arabica (AQPA), rende la milizia sciita pro-iraniana e anti-americana l’attore dominante in un Paese disperatamente povero ma strategicamente importante.

A partire almeno dal 2011, l’Iran ha fornito agli Houthi armi, denaro e know-how e i suoi diplomatici hanno ben accolto il loro successo. Tuttavia, gli Zaydi non sono né amici dell’Iran, né partner come Hezbollah. Sono una forza indipendente. Il credo degli Houthi Zaydi è considerato da molti religiosi iraniani come una forma mascherata di islam sunnita. Gli Houthi, inoltre, hanno ricevuto aiuto dall’ex presidente dello Yemen, Ali Abdullah Saleh.

Gli obiettivi degli Houthi non sono chiari. Quando nel 2004 hanno iniziato la loro ribellione, volevano maggiore autonomia per la loro provincia natia di Sa’da. Molti ora sospettano che il loro obiettivo sia quello di ripristinare l’imamato Zayda che aveva governato lo Yemen del Nord fino alla rivoluzione del 1962. Nella guerra civile che scoppiò in seguito, i sauditi avevano appoggiato gli Zaydi contro i repubblicani appoggiati dall’Egitto. Dopo il 2004, i sauditi hanno combattuto una serie di guerre di confine con gli Houthi. Nel dicembre 2009, un attacco aereo saudita aveva quasi ucciso il leader Abdul Malik al-Houthi.

Ironia della sorte, la vittoria degli Houthi giova anche ad AQPA, in quanto divide lo Yemen tra sciiti e sunniti con Al-Qaeda che emerge come protettrice dei diritti dei secondi. AQPA è fresca del suo attacco parigino e, a partire dal 2009, è diventata il più pericoloso affiliato di Al-Qaeda. La sua vocazione è rovesciare la Casa dei Saud.

Da parte loro, i sauditi hanno speso oltre 4 miliardi di dollari per cercare di sorreggere Hadi. Il resto dei Paesi del Golfo ha fornito miliardi in più. Ora qualsiasi aiuto è sospeso. Sembra che i sauditi stiano incoraggiando le tribù sunnite a resistere agli Houthi, una vecchia tattica.

La prossima a cadere potrebbe essere Aden. Al Sud non è mai andata a genio l’unificazione con il Nord. Lo Yemen meridionale è sunnita e il movimento indipendentista continua a crescere dal 2011. La ribellione sudista contro Saleh del 2004 è stata appoggiata dai sauditi con armi e denaro. Riyad potrebbe appoggiare una nuova rottura.

Bruce Riedel è direttore dell’Intelligence Project presso la Brookings Institution.

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Roberta Papaleo

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