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Lo Yemen e la minaccia della secessione

Zoom 21 mar Yemendi Abdul Rahman al-Rashed. Al-Sharq al-Awsat (19/03/2013). Traduzione e di Roberta Papaleo. Nel 1990, tre mesi prima dell’invasione dell’Iraq da parte di Saddam Hussein, il presidente dello Yemen del Nord, Ali Abdullah Saleh, ha preso tutti di sorpresa con l’annuncio dell’accordo con il leader dello Yemen del Sud, Ali Salim al-Bayd, per l’integrazione e l’unione dei due regimi. Tuttavia, quelli conoscevano lo Yemen di allora sapevano che in realtà si trattava di uno schema per la divisione del potere tra Saleh e Bayd. Nello Yemen meridionale, Bayd era in conflitto con i suo compagni comunisti. Era rimasto l’unico leader dopo l’uccisione di Abdul Fattah Ismail e di Ali Antar e la fuga di Ali Nasser Mohammed.

Saleh proclamò se stesso presidente e Bayd suo vice nel nuovo, unificato Stato dello Yemen. Ad ogni modo, poco dopo aver unito il Nord e il Sud, Saleh volle liberarsi del suo partner Bayd, quindi gli mise contro il partito al-Islah nella colazione al governo. All’improvviso, è stata lanciata una campagna di omicidi contro i membri della sinistra meridionale e Saleh dichiarò che era opera dei partiti islamisti.

La dittatura di Saleh portò gli yemeniti ad etichettarlo come “il piccolo Saddam”. Fece coinvolgere lo Yemen nell’invasione del Kuwait sostenendo le forze di Saddam. Ha causato la rottura dei rapporti con il suo vicino saudita e con i resto degli Stati del Golfo. Insieme, Saleh e Bayd hanno ucciso il nobile concetto di unità creando un regime detestabile. Con la finta unità, aumentarono la povertà e la marginalizzazione della popolazione dello Yemen, sia  a Nord che a Sud. Saleh ed i suoi compagni hanno derubato le limitate risorse del Paese, compreso il petrolio, del quale si prevede l’esaurimento entro quattro anni.

Non è una sorpresa, dunque, che ora l’idea della separazione sia così fortemente sostenuta nel Sud, ad Aden, a Hadhramaut, ad al-Mualla e ad l-Mansoura.

Questa lunga introduzione non vuole giustificare la divisione dello Yemen. Al contrario, è un appello per il mantenimento dell’unità. Gli errori dello Yemen contemporaneo non sono stati commessi a causa dell’esistenza di un governo singolo. Piuttosto, sono stati commessi come conseguenza della leadership di Saleh e Bayd. Lo Yemen è abbastanza grande per tutto e possono essere raggiunti dei risultati positivi per tutti i suoi 24 milioni di abitanti se viene stabilita una struttura politica equa, condividendo le risorse, le opportunità e prevenendo i litigi, che sarebbero molto più probabili dopo la separazione.

La popolazione del Sud deve ricordare che coloro che hanno rovesciato Saleh erano quelli del Nord e che quelle stesse persone ora caldeggiano l’idea della buona governance.

Sfortunatamente, le varie leadership meridionali sono impegnate in una vendita all’asta reciproca. Promettono tutti la secessione, ma non sono onesti con i loro cittadini. Il concetto della restaurazione di uno Stato dello Yemen del Sud è tormentato da una serie di problemi pericolosi, come le dispute tribali e le lotte intestine. Ora Salem al-Bayd vive a Beirut, dove ha stipulato un’alleanza con gli iraniani. I leader del Sud come lui stanno coinvolgendo lo Yemen in una faida con Paesi importanti come l’Arabia Saudita e gli USA. Altri si stanno alleando con al-Qaeda ed il resto non possiede un progetto di sviluppo per il Sud. Dovremmo inoltre ricordare che la secessione non avrà né il sostegno della comunità internazionale, né la fattibilità politica o economica. 

È troppo aspettarsi che i leader del sud avanzino idee che, da un alto, esprimano la richiesta dei cittadini meridionali per un po’ di autonomia e, dall’altro, mantengano l’unità e la stabilità dello Yemen? Ci sono soluzioni che potrebbero raggiungere entrambi gli obiettivi: indipendenza amministrativa e unità yemenita.

 

http://www.aawsat.net/2013/03/article55296279

Roberta Papaleo

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