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Lo Stato Islamico rivendica gli attentati di Pasqua nello Sri Lanka

L’Orient-Le Jour (23/04/2019) Traduzione e sintesi di Katia Cerratti

Fonti vicine alle indagini hanno rivelato che due fratelli musulmani dello Sri Lanka, tra gli attentatori suicidi, hanno svolto un ruolo chiave in questa esplosione di violenza, durante la quale un altro attentatore suicida ha fallito nel quarto hotel di lusso a Colombo.

Il gruppo jihadista Stato islamico, ha rivendicato oggi gli attacchi di Pasqua contro chiese e alberghi di lusso in Sri Lanka. Gli attacchi, i più sanguinosi dopo l’11 settembre 2001, hanno provocato la morte di più di 320 persone e 500 feriti.” I responsabili degli attacchi che domenica hanno colpito i cittadini dei paesi della Coalizione (anti-EI) e i cristiani in Sri Lanka,  sono combattenti dello Stato Islamico “, ha dichiarato l’organizzazione jihadista sulla sua agenzia di propaganda Amaq.

Dei Kamikaze hanno provocato una carneficina in tre hotel di lusso e tre chiese, durante la messa, a Colombo e in altre parti del paese. Le autorità hanno attribuito lo spargimento di sangue al movimento islamista locale National Thowheeth Jama’ath (NTJ), che non ne ha rivendicato la responsabilità, e cercano di sapere se il movimento ha ricevuto supporto logistico internazionale.

Gli elementi investigativi di cui è venuta a conoscenza l’AFP, permettono di chiarire la cronologia e le circostanze di questa sanguinosa Pasqua. Delle otto bombe esplose in totale quel giorno, le prime sei, all’inizio della mattinata, sono attacchi suicidi contro tre chiese e tre hotel di lusso, il Cinnamon Grand Hotel, lo Shangri-La e il Kingsbury. Due ulteriori  esplosioni, avvenute nel primo pomeriggio a Colombo, sono il risultato di sospetti che si sono uccisi per sfuggire all’arresto.

Secondo la polizia, i due fratelli ventenni tra gli attentatori suicidi, i cui nomi non sono stati rivelati, gestivano una “cellula terroristica” di famiglia e giocavano un ruolo chiave nell’NTJ. Tuttavia, gli investigatori non sanno ancora se gli attacchi sono il risultato di questa singola “cella”, o di squadre separate ma coordinate.

Un quarto hotel di lusso nella capitale dello Sri Lanka, adiacente ai tre, era nella lista degli obiettivi per la domenica di Pasqua. Fonti della polizia hanno riferito all’AFP che per qualche motivo sconosciuto, lo zaino pieno di esplosivo non è esploso e il kamikaze è fuggito. Circondato dalla polizia poche ore dopo nel sobborgo meridionale di Dehiwala, il sospettato si è fatto esplodere provocando la morte di due passanti. All’incirca nello stesso momento, nel nord della città, a Orugodawatta, la moglie di uno dei fratelli kamikaze si è fatta esplodere quando la polizia è arrivata nella loro casa, uccidendo i suoi due bambini e tre poliziotti.

Lo Sri Lanka oggi ha reso un commovente tributo ai morti dell’attacco, 321 secondo un nuovo bilancio. Tra le vittime ci sono almeno 39 stranieri,  tra cui un francese, secondo Colombo, e 45 tra bambini e adolescenti.

L’isola, di 21 milioni di abitanti, è rimasta in silenzio per tre minuti alle 08:30 locali (03:00 GMT), ora della prima esplosione, presso la Chiesa cattolica Sant’Antonio di Colombo. I cittadini srilankesi oggi hanno dato libero sfogo al loro dolore durante le messe in omaggio alle vittime degli attentati, la peggiore violenza conosciuta dal paese da dieci anni a questa parte, dalla fine della guerra civile tra la maggioranza dei singalesi e la ribellione dell’indipendenza Tamil. “Non abbiamo provato tanta tristezza da quando c’è stata la guerra”, ha affermato Rashmi Fernando, una donna di 36 anni che ha partecipato a una di queste cerimonie.

Il governo ha dichiarato una giornata di lutto nazionale, i negozi che vendono liquori sono rimasti chiusi, le bandiere a mezz’asta e le radio e le televisioni hanno riadattato la loro programmazione musicale.

Alla chiesa di Saint-Antoine, decine di persone hanno pregato in silenzio, con candele in mano, alcune con grande difficoltà hanno trattenuto le lacrime. Alla fine dei tre minuti di silenzio, la folla ha iniziato una preghiera ad alta voce. Circa 30 chilometri più a nord, nella città di Negombo, si è tenuta una messa commemorativa nella chiesa di San Sebastiano, altro luogo degli attentati suicidi. Delle bare venivano portate a turno sui tavoli di fronte ai parenti che tremavano per i singhiozzi. “Ci sono così tanti corpi che non possiamo presentarli tutti allo stesso tempo”, ha detto all’AFP Anthony Jayakody, vescovo ausiliare di Colombo che ha celebrato la messa.

Prove preliminari dell’inchiesta dimostrano che gli attacchi sarebbero stati commessi per rappresaglia per il recente massacro delle moschee di Christchurch in Nuova Zelanda (50 morti), secondo quanto affermato oggi dal vice ministro della Difesa dello Sri Lanka Ruwan Wijewardene.

Dieci giorni fa, l’organizzazione NTJ aveva avvertito la polizia che stava progettando attacchi suicidi contro le chiese e l’ambasciata indiana a Colombo. Secondo il portavoce del governo, questo avvertimento non è stato inviato al primo ministro Ranil Wickremesinghe o ad altri ministri di alto livello. Un elemento che potrebbe rilanciare la crisi ai vertici dello Stato dello Sri Lanka. La polizia è in effetti sotto la giurisdizione del presidente Maithripala Sirisena, in aperto conflitto con il suo capo del governo. Lo aveva licenziato in autunno ma è stato costretto a reinvestirlo dopo sette settimane di caos politico. I due capi dell’esecutivo si relazionano con  reciproca animosità.

Circa 1,2 milioni di cattolici vivono nello Sri Lanka, un paese prevalentemente buddista (70%) che ha anche il 12% di indù e il 10% di musulmani.

Le ambasciate straniere in Sri Lanka hanno raccomandato ai loro cittadini di evitare viaggi non necessari. Gli Stati Uniti, nei loro consigli ai viaggiatori, hanno evocato la possibilità di nuovi attacchi.

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Katia Cerratti

Giornalista professionista, laureata in Lingue orientali con una tesi in Islamistica sull’integralismo islamico in Egitto, comincia ad amare la lingua araba all’età di undici anni, quando un compagno di scuola, marocchino, le scrive il nome in arabo sul diario: Muhammad محمد. Coltiva negli anni una grande passione per il multiculturalismo, la difesa dei diritti umani e delle minoranze, segue la politica estera in particolare di Asia e Medio Oriente e la vita culturale di queste regioni. Inizia a scrivere sul "Calendario del popolo” di Nicola Teti, ha collaborato con il settimanale Left e con le testate online arabismo.it e newscinema.eu, e attualmente scrive per arabpress.eu. Da molti anni lavora nella redazione Media Management di Rainews24.

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