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Lo squilibrio demografico nei paesi del Golfo

Paesi del GolfoDi Amer Diab Tamimi. Al-Hayat (14/02/2013). Traduzione e sintesi di Cristina Gulfi

La migrazione alla ricerca di mezzi di sussistenza esiste da lungo tempo e riguarda diversa aree. Nei paesi del Golfo, il fenomeno migratorio rimanda all’economia del petrolio e si è sviluppato con particolare intensità a partire dagli anni Cinquanta del XX secolo. Qui gli immigrati sono fondamentalmente lavoratori temporanei ai quali non viene riconosciuta la cittadinanza anche se molti di loro, di origine sia araba che asiatica, vi risiedono ormai da decenni.

Nel 2011, la popolazione complessiva dei paesi del Consiglio di Cooperazione del Golfo ha raggiunto i 46 milioni di abitanti rispetto ai 21 del 1990. È da notare, però, che quasi la metà è  costituita da immigrati. Tale squilibrio demografico è dovuto alla dipendenza dai lavoratori stranieri da quando il petrolio è diventato la principale fonte di entrate e all’adozione da parte dei governi di questi paesi di una filosofia economica basata sull’assistenzialismo.

Inoltre, mentre i cittadini dei paesi del Golfo sono principalmente impiegati nel settore pubblico, gli immigrati  lavorano nel privato. Diversi sono i criteri alla base di questa differenziazione, ma i più importanti sono le disparità salariali, dal momento che non c’è uno stipendio base, e le diverse condizioni di lavoro. Anche le piccole dimensioni delle imprese del settore privato e i loro campi di attività determinano un sempre maggiore ricorso a manodopera straniera. A ciò si aggiunge la mancanza nei paesi dell’area di lavoratori qualificati.

Si osserva una certa riluttanza nel trattare la questione dello squilibrio demografico nel Golfo, in quanto ciò significherebbe riconsiderare le politiche finanziarie, specie in materia di oneri sociali, e incoraggiare i cittadini ad adottare un nuovo modello di vita. Altrettanto importante è la riforma del sistema educativo, che dovrebbe essere maggiormente improntato alla formazione professionale e allo sviluppo di competenze, anche attraverso esperienze all’estero.

Cambiare l’attuale situazione demografica nel Golfo non è semplice. Occorrono politiche economiche e sociali diverse rispetto a quelle che hanno prevalso nei decenni precedenti, ma soprattutto linee d’azione coerenti e uniformi tra i diversi paesi dell’area. La chiave consiste in una gestione efficace ed efficiente delle risorse umane.

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Cristina Gulfi

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