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Lo “Sheikh Adraee”: prediche “ebraiche” in lingua araba

Di Ahmed al-Saba’i. Al-Jazeera (15/10/2015). Traduzione e sintesi di Claudia Negrini.

L’“Intifada dei coltelli” non intende diminuire di intensità nonostante il portavoce dell’esercito israeliano, Adraee Avichay, abbia tenuto una lezione sulla religione islamica e abbia citato dei versetti coranici, descrivendo come “atti terroristici” il fatto che alcuni coloni e soldati dell’occupazione hanno insultato e investito dei giovani palestinesi.

Adraee ha twittato sulla sua pagina personale, visitata da più di 120 mila utenti, che “l’istigazione cieca obbliga i giovani a commettere attacchi terroristici codardi. Non ci sono dubbi che coloro che li hanno commessi conosceranno la vergogna in questo mondo e li attende una punizione severa nell’altro”.

Il paradosso è che ha utilizzato il versetto 114 della Sura della Vacca del Corano, che recita : “Chi è più ingiusto di chi impedisce che nelle moschee di Allah si menzioni il Suo nome e che anzi cerca di distruggerle? Per loro ci sarà ignominia in questa vita e un castigo terribile nell’altra”.

Ciò che è scritto nel versetto ben si applica agli ultimi avvenimenti, durante i quali gli israeliani hanno impedito la preghiera e l’accesso alla moschea di Al-Aqsa e alle tombe dei patriarchi, e hanno iniziato a scavare sotto e attorno alla stessa moschea, in preparazione della demolizione. Hanno anche invitato dei rabbini alla demolizione di Al-Aqsa e sono entrati nei cortili della moschea, spaventando e terrorizzando gli astanti, sotto la supervisione delle forze di polizia.

In conseguenza di tutto ciò, il portavoce dell’esercito si è sentito in dovere di ricordare al suo primo ministro, ai suoi rappresentanti, al suo comandante e ai suoi soldati ciò che Dio riserverà loro.

Adraee non si è poi accontentato di fare osservazioni di questo genere solo nei suoi sermoni, ma ha anche lanciato una serie di tweet in cui fa gli auguri per il nuovo anno musulmano, augurando che “il veleno venga seppellito dal miele” e che il nuovo anno possa trascorrere all’insegna della pace, ricco di azioni gradite a Dio.

La replica a questi tweet è stata una pioggia di insulti e frecciatine verso l’uomo che parla in nome di un’occupazione che uccide e arresta bambini, anziani, donne e ragazzi, che distrugge case abitate e costruisce insediamenti illegali davanti agli occhi del mondo intero.

Molti utenti gli hanno rivolto insulti e rivendicazioni per una Palestina araba e libera, proclamando resistenza ad oltranza. Persino il giudice palestinese Mahmud al-Habash ha definito i tweet di Adraee come il “culmine dell’insolenza”.

Ahmed al-Saba’i è un giornalista di Al-Jazeera.

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Claudia Negrini

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