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Lo sciopero dei detenuti e l’autonomia decisionale palestinese

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Lo sciopero palestinese assume l’idea di autonomia decisionale nazionale chiamando le forze vitali della società a raccogliersi intorno a essa per poter uscire dalla situazione di coma politico attuale

Di Elias Khoury. Al-Quds al-Arabi (02/05/2017). Traduzione e sintesi di Federico Seibusi.

Lo sciopero della fame dei detenuti palestinesi condotto da Marwan Barghouti ci riporta al primo attivismo politico poiché si svolge in un contesto di difficoltà e complessità crescenti a livello palestinese e arabo.

In Palestina, l’arena dominata da Fatah e Hamas sembra non voler fornire accoglienza politica e sociale allo sciopero. Questo sciopero, con cui i prigionieri affrontano l’oppressione delle autorità d’occupazione, mostra chiaramente una leadership in carcere votata a riempire un vuoto politico alla luce della ormai inaccettabile paralisi palestinese. Intanto, nel Levante arabo moltissimi prigionieri politici muoiono torturati nelle carceri dei regimi arabi che non subiscono alcuna pressione reale.

La leadership in carcere ha dato il via allo sciopero essendo consapevole di una realtà in cui le due autorità palestinesi di Ramallah e Gaza sono impotenti e affondano in un futile conflitto tra di loro, mentre l’occupazione israeliana inghiotte la terra, consolida i pilastri dell’occupazione in Cisgiordania e a Gerusalemme, e continua ad assediare la Striscia di Gaza. In questo contesto, non c’è alcuna possibilità di uscire dall’impasse degli accordi di Oslo o di un cambiamento radicale delle istituzioni e delle visioni politiche da parte della corrente dei Fratelli Musulmani.

Inoltre, i palestinesi hanno perso la loro autonomia decisionale in virtù del vincolo di potere dei donatori internazionali da una parte, e la trasformazione della Palestina occupata in un’arena per i conflitti internazionali e regionali dall’altra. La capacità decisionale palestinese è assoggettata a forze esterne che la manipolano e la marginalizzano a discapito del progetto nazionale.

Perciò, la perseveranza in merito all’autonomia decisionale palestinese assume come priorità assoluta la resistenza all’occupazione, ma, allo stesso tempo, allontana la lotta dai regimi arabi pur mantenendo la dimensione araba. Dunque, lo sciopero porta con sé il segnale di un ritorno all’idea di autonomia decisionale chiamando le forze vitali della società palestinese, in Palestina e nella diaspora, a raccogliersi intorno a essa per poter uscire dalla situazione di coma politico totale. Per questo, le autorità israeliane lavorano per interrompere e bloccare lo sciopero con lo scopo di impedire che diventi una grande corrente popolare.

Tuttavia, ciò che accade all’interno delle carceri israeliane è l’immagine ridotta di ciò che accade in tutta la Palestina. Attualmente, l’intera Palestina si trova in condizione di prigionia e la libertà formale al di fuori del carcere rappresenta una mera illusione. I circa 750.000 i palestinesi detenuti nelle carceri dall’inizio dell’occupazione del 5 giugno conoscono molto bene la vera prigionia dell’occupazione e sanno che la mancanza di libertà non riguarda soltanto la Palestina occupata, ma la totalità del mondo arabo.

Dunque, lo sciopero della fame dei detenuti palestinesi è un chiaro segnale verso la condizione generale araba dove le carceri arabe risuonano delle urla dei detenuti a causa delle peggiori forme di tortura. Tutto ciò eclissa la brutalità dei carcerieri israeliani permettendo il proseguimento del loro intento al fine di rimuovere la presenza palestinese e umiliare il mondo arabo.

Il grido dei detenuti palestinesi rappresenta il lamento di tutti i detenuti arabi che realizzano la loro libertà per mezzo della lotta e della risolutezza. I detenuti palestinesi oggi urlano in nome di tutti gli oppressi in questo mondo arabo che ha perso la sua indipendenza ed è assediato e martoriato dal dolore.

Elias Khoury è uno scrittore libanese di fama internazionale, nonché drammaturgo e critico; è stato direttore dell’inserto letterario del quotidiano libanese An-Nahar ed è editorialista per il quotidiano panarabo Al-Quds al-Arabi.

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