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L’isolamento del Qatar

Di Michael Young. Now Lebanon (07/03/2014). Traduzione e sintesi di Viviana Schiavo.

La decisione di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Bahrein, Oman e Kuwait di ritirare i loro ambasciatori dal Qatar mostra come il mondo arabo rimanga diviso sulla cosiddetta Primavera Araba.

La rottura tra Arabia Saudita e Qatar (che è stata alla base della decisione) è in primo luogo legata alle loro differenti posizioni verso i Fratelli Musulmani in Egitto e a Gaza. Mentre il regime saudita sostiene il colpo di Stato contro il presidente Mohamed Morsi e desidera potenziare il governo militare che ne è seguito, il Qatar ha continuato a sostenere i Fratelli Musulmani.

I sauditi hanno reagito in modo contraddittorio ai sollevamenti arabi dal 2011. Hanno assistito con preoccupazione alla fine di Hosni Mubarak in Egitto, ma non hanno mostrato dispiacere nei confronti della caduta di Muammar Gheddafi in Libia e hanno sostenuto la rivolta contro Bashar al-Assad. C’è stato un tempo in cui l’Arabia Saudita è stata un luogo di rifugio per i membri della Fratellanza che scappavano dall’Egitto di Nasser, ma molto è cambiato da allora. I sauditi non sono stati contenti di vedere il loro vecchio alleato Mubarak sostituito da Morsi, che è stato democraticamente eletto dopo una rivoluzione popolare. Per una monarchia conservatrice, la cui legittimità deriva dal suo legame con l’islam, la prospettiva di un gruppo di islamisti che ha raggiunto il potere attraverso un processo elettorale era un anatema. La re-imposizione di un regime militare al Cairo è stata, invece, accolta positivamente.

Tuttavia, la devozione saudita per la stabilità non è stata evidente in Siria, dove il regno sostiene i ribelli. In Siria, sauditi e qatarini potrebbero essere dalla stessa parte, ma la differenza tra le loro agende politiche è stata una delle ragioni della divisione delle opposizioni nella fase iniziale. Sia il Qatar che la Turchia hanno infatti sostenuto la Fratellanza nella coalizione d’opposizione, creando una forte spaccatura nel momento in cui l’Occidente cercava un’opposizione unificata come partner. L’Arabia Saudita tenta invece di imporsi come principale attore nel conflitto, non solo nei confronti degli altri Stati arabi, ma anche verso gli Stati Uniti. Per questa ragione ha contribuito alla nascita del Fronte Islamico, un’alleanza di gruppi salafiti che aiutano l’Esercito Siriano Libero, sostenuto a sua volta dall’Occidente. I sauditi e gli americani sono, infatti, tornati a lavorare insieme contro il regime di Assad.

Il rinnovato senso di fiducia potrebbe aver suggerito l’isolamento diplomatico del Qatar. Con un nuovo emiro di Doha, i sauditi stanno mostrando i muscoli per imporre le loro preferenze nella regione. Solo il tempo ci dirà se il Qatar le rispetterà.

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Roberta Papaleo

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