Con altre parole Islam Italia

“L’Islam italiano. Un’indagine tra religione, identità e islamofobia” di Fabrizio Ciocca

Dal blog Con altre parole di Beatrice Tauro

“In un’Italia sempre più multiculturale e plurireligiosa, oggi l’Islam rappresenta la seconda religione del nostro Paese, con una presenza pari a due milioni e mezzo di musulmani, di cui circa un milione con cittadinanza italiana”.

Da questa affermazione prende le mosse il volume “L’Islam italiano. Un’indagine tra religione, identità e islamofobia” del sociologo Fabrizio Ciocca, pubblicato da Meltemi Editore. Ciocca prosegue con questo lavoro il suo studio e i suoi approfondimenti sulla realtà del mondo islamico, del suo impatto sulla società italiana, già affrontato nel suo precedente volume “Musulmani in Italia. Impatti urbani e sociali delle comunità islamiche a Roma” del 2018.In questo nuovo lavoro, considerando che le comunità islamiche tendono a caratterizzarsi a seconda del Paese in cui vivono (tanto da parlare di un Islam “francese”, “inglese”, “tedesco”), l’autore ha voluto analizzare come questa minoranza religiosa si pone nel “sistema Italia”, quali sfide pone al nostro Paese in termini di libertà religiosa, compresa la concessione di edificazione di luoghi di culto, i permessi di lavoro per la pratica delle preghiere, il riconoscimento delle festività religiose e tutte quelle questioni di rilevanza sociale che l’appartenenza ad una confessione religiosa pone alla società nella quale si trova. “L’Islam e i musulmani fanno sempre più parte a tutti gli effetti del panorama della società italiana. Una presenza che esprime proprie necessità, esigenze, ma soprattutto un legittimo riconoscimento pubblico formale”.

Come sottolinea l’autore, provare a capire queste esigenze e necessità favorisce la comprensione e il dialogo reciproci, liberando il campo da quei pregiudizi che minano i rapporti fra individui che professano diverse religioni e che portano, nell’immaginario collettivo occidentale a identificare troppo spesso i musulmani con i terroristi islamisti, generando un elevato livello di islamofobia.

L’indagine svolta da Ciocca parte dalla rilevazione della presenza musulmana in Italia sulla base di una stima effettuata applicando ad ogni gruppo nazionale di immigrati stranieri residenti la percentuale delle singole religioni presenti nel paese di origine. Tale metodologia evidenzia una serie di limiti statistici ai quali si è cercato di ovviare ricorrendo al concetto di “musulmano sociologico”, vale a dire un soggetto che proviene da un contesto sociale, istituzionale e/o familiare in cui l’Islam è elemento strutturante per l’identità dell’individuo. Quindi l’appartenenza religiosa legata non solo al culto che si pratica ma anche all’insieme di tradizioni, valori e comportamenti comuni alla collettività di appartenenza. Sulla base dei dati statistici ufficiali si stima in Italia al 1 gennaio 2017 una popolazione musulmana residente di 2.520.000 soggetti, pari al 4,2% di tutta la popolazione residente. Del milione italiano, un terzo sono naturalizzati, ovvero hanno acquisito la cittadinanza italiana.

La minoranza di religione islamica fa riferimento a diverse nazionalità di appartenenza (Marocco, Albania, Bangladesh, Pakistan e altre), a disegnare un mosaico multietnico, multiculturale e multinazionale, ben lontano da quel monolite che invece campeggia nell’immaginario collettivo occidentale. Statisticamente di tratta di una minoranza di età media molto giovane, a prevalenza maschile (60%).

L’indagine i cui risultati vengono espressi in questo libro ha messo al centro proprio i musulmani, ponendo loro quesiti in merito a tre questioni principali: il rapporto con la propria religione, il rapporto con la società italiana e L’islamofobia. Il questionario è stato somministrato attraverso la principale piattaforma social, Facebook, che insieme agli altri social network è diventato un osservatorio privilegiato anche nell’ambito delle scienze sociali. Ma quali sono stati i risultati dell’indagine svolta? Sul tema del rapporto con la religione emerge una maggioranza di fedeli (68%) che frequenta più o meno assiduamente i luoghi di culto. Molti lamentano una serie di problemi che impediscono la regolare frequenza delle moschee, per esempio legati alla mancanza di permessi lavorativi o la lontananza del luogo di culto dalla propria casa. In sintesi comunque per 7 musulmani su 10 la religione ha una importanza prioritaria nella propria vita, anche se tra gli intervistati è emerso un 6% che si può definire non credente.

Nel rapporto con la società italiana, la minoranza musulmana sconta una chiusura culturale del nostro paese che palesa una evidente antipatia o una latente ostilità nei confronti dei soggetti di religione islamica. Ciò comporta che molti musulmani fanno fatica a sentirsi completamente integrati nel contesto sociale italiano e mantengono una forte adesione alla nazione di provenienza. La maggior parte degli intervistati ha dichiarato di sentirsi parte di entrambi i mondi (doppia etnicità). Di fatto poi il discrimine sembra essere rappresentato dall’avere o meno la cittadinanza italiana: “tra coloro che si sentono più legati all’Italia il 70% ha la cittadinanza italiana; viceversa tra coloro che dichiarano di sentirsi più stranieri, il 59% ha ancora la cittadinanza straniera”.

L’ultimo aspetto preso in considerazione nell’indagine è stato l’islamofobia, che di certo è uno dei maggiori problemi che i musulmani si trovano oggi a vivere in Europa e in Italia in particolare.

È evidente che nel nostro paese sta crescendo un sentimento di odio per gli stranieri in generale e in particolare per gli islamici, considerati una minaccia alla sicurezza nazionale (problema del terrorismo islamista) e alle conquiste in tema di tutela dei diritti umani e delle libertà femminili. Ma cosa intendiamo per “islamofobia”? “un termine indicante quei sentimenti di paura, pregiudizio ed intolleranza nei confronti dei musulmani in virtù della fede professata e le conseguenti discriminazioni pratiche o forme di esclusione sociale, sia come individui che come comunità”.

Quasi i due terzi del campione ha dichiarato di essere stato vittima di episodi di violenza, pregiudizio o discriminazione a causa del suo essere musulmano, un valore che aumenta al 70% per le donne. In questo caso, indossare il velo per una donna musulmana diventa elemento scatenante di una discriminazione sia sul luogo di lavoro che nel quotidiano. Un dato negativamente sorprendente è quello secondo il quale è l’ambito scolastico o universitario il primo nel quale si verificano gli episodi di intolleranza e discriminazione. Si tratta di un dato molto preoccupante in quanto mette la scuola e tutto il sistema educativo in una luce retrograda, che viaggia in direzione contraria a quell’apertura mentale e culturale che dovrebbe favorire l’integrazione e la conoscenza reciproca e che dovrebbe trovare proprio nelle scuole e nelle università la sua dimora principale.

Il lavoro di Ciocca si arricchisce di una serie di interviste a musulmani impegnati in politica o in ambito sociale e culturale che hanno commentato i risultati dell’indagine, oltre che da un capitolo conclusivo in cui si compara la condizione dei musulmani in tre paesi europei, Francia, Regno Unito e Germania.

Un lavoro molto importante quello condotto da Fabrizio Ciocca, che può aiutare a comprendere meglio quali saranno gli sviluppi della coesistenza della minoranza musulmana in Italia soprattutto per mezzo delle nuove generazioni, quelle nate e cresciute in Italia che di sicuro si faranno portatrici di modalità di relazione diverse da quelle che furono dei loro genitori, immigrati di prima generazione. I numeri sono importanti perché l’Islam è oggi la seconda religione del Paese e la politica dovrà comunque tenere conto delle necessità e dei bisogni di cui i musulmani si fanno portatori. Solo in questo modo si potrà evitare la ghettizzazione, che porta alla piaga della radicalizzazione, e favorire la piena integrazione nella tolleranza e nel rispetto reciproco.


Beatrice Tauro

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