News Zoom

Dentro l’ISIS

Di Hanin Ghaddar. Now (22/08/2014). Traduzione e sintesi di Mariacarmela Minniti

Malgrado il continuo supporto politico ad Hamas da parte di Qatar e Turchia, la realtà sul terreno è cambiata: gli Stati del Consiglio di Cooperazione del Golfo, soprattutto Arabia Saudita ed Emirati, hanno detto chiaramente che non tollereranno l’intromissione del Qatar negli affari arabi ed è poco probabile che l’Iran riporti Hamas nel suo ovile, considerato il fermo sostegno del gruppo ai ribelli siriani. Probabilmente ciò spiega lo scarso supporto arabo a Hamas nell’odierna guerra a Gaza.

La misera conseguenza della primavera araba doveva far capire a Hamas che in tutta la regione gli Arabi hanno possibilità ancor più limitate in fatto di governance: l’Islam politico o l’autocrazia. L’alternativa a Mohammed Morsi in Egitto si è rivelata essere un golpe militare. Le dittature in Iraq e Siria hanno lasciato spazio a uno Stato islamico estremamente aggressivo. L’alternativa a Hamas potrebbe essere un gruppo radicale islamista o un’Autorità palestinese molto debole e corrotta.

La primavera araba ha portato a questa nuova circoscritta realtà perché non ha messo le libertà individuali e personali, che definiscono la vera cittadinanza, al centro del proprio credo. La retorica dell’opposizione nella maggior parte dei Paesi coinvolti ha ignorato i diritti e le libertà individuali e ha tralasciato i diritti delle donne e delle minoranze. Non abbiamo saputo agire come cittadini, ecco perché ci troviamo intrappolati nella stessa vecchia teoria della cospirazione.

Guardando i recenti sviluppi in Iraq, Siria e Egitto sappiamo di avere due opzioni: libertà o sicurezza, ma mai entrambe insieme, e le recenti esperienze ci hanno insegnato che la sicurezza tende a realizzarsi nella forma di totalitarismo. Un altro insegnamento è che l’Islam politico si è dimostrato una forma insostenibile di governance e che la sua vera efficacia è alla stregua di una piattaforma di opposizione popolare. Ma il terrore dello Stato islamico costringerà l’opinione pubblica ad accettare gli stessi vecchi governanti militari e dittatori, nell’attesa che l’Occidente risolva i nostri problemi.

Il nostro malessere non è dovuto allo Stato islamico, all’Islam politico o a una mancanza di sostegno occidentale. La questione non è Islam moderato vs Islam radicale. Tali questioni e il conflitto sempre più sanguinoso fra sciiti e sunniti, sono il risultato di una situazione difficile che riguarda tutti – sunniti, sciiti, radicali e moderati. Il problema è che ancora definiamo la democrazia in meri termini di urne e di diritto degli appartenenti a diversi gruppi settari e politici di attaccarsi reciprocamente sui media.

Per combattere l’ISIS e gli altri gruppi radicali e impedire l’ascesa di nuovi governanti autocratici, dobbiamo assumerci la responsabilità dei fallimenti collettivi che hanno prodotto questi terribili tiranni e fanatici. Dobbiamo insegnare ai nostri figli come imparare dagli errori invece di padroneggiare l’arte del diniego. Fino ad allora, gruppi come Hamas, Hezbollah, lo Stato Islamico, regimi autocratici e governanti corrotti prevarranno.

Vai all’originale

Viviana Schiavo

Scrivi un commento

Clicca qui per postare un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Vuoi Studiare Arabo?

Ultimi tweet