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L’Iraq e il suo limbo costituzionale

IraqDi Salah Nasrawy (al-ahram weekly, 28/08/2013)

Traduzione e sintesi di Kawkab Tawfik

La Costituzione irachena post-Saddam doveva rappresentare le aspirazioni democratiche del popolo iracheno. Oggi, dieci anni dopo l’invasione USA, la legge irachena sembra non avere alcun valore e anzi si sarebbe ridotta a un mero pezzo di carta.  Quello che doveva essere secondo G. W. Bush, il faro della democrazia per i paesi arabi, ora è una presa in giro. Prove schiaccianti suggeriscono che violazioni alla Costituzione da parte di politici sono ormai una prassi regolare che sta portando l’Iraq a un punto di non ritorno. Da un anno, dopo l’ictus del presidente curdo Jalal Talabani, l’Iraq non ha più avuto un capo di stato. Sebbene la costituzione preveda l’elezione di un nuovo presidente per il periodo del mandato presidenziale rimanente, qualora il posto rimanga vacante, nessuno dovrà preoccuparsi che le regole vengano applicate concretamente.

Lo scorso mese il leader della regione autonoma curda, Masoud Barzani, ha accettato la decisione del parlamento regionale, controllato dal suo partito e dai suoi alleati, di estendere il suo mandato ad altri due anni, rimandando le elezioni presidenziali previste per il prossimo mese. Barzani si è rifiutato di inviare la bozza costituzionale al parlamento regionale senza chiamare un referendum sul documento. Il governo di Baghdad sta trattando il progetto della costituzione della regione, che pone un limite alla presidenza di due mandati di quattro anni, come una lista di suggerimenti, piuttosto che regole fondamentali per la governance. Di conseguenza, i gruppi di opposizione curdi minacciano di boicottare le prossime elezioni provinciali, aumentando i timori di un blocco della democratizzazione nel settentrione.

Il governo di Baghdad sta andando verso la violazione dello spirito costituzionale circa la costruzione di una democrazia partecipativa e inclusiva. Ma soprattutto trascura temi chiave come la sicurezza, la corruzione e la mancanza di servizi di base, L’opposizione ha più volte accusato il governo di sabotare la legislatura tanto che il portavoce parlamentare, Osama al-Nujaifi, ha minacciato di portare in tribunale il primo ministro per disprezzo della costituzione.

In termini di diritti umani, la costituzione vieta ogni tipo di abuso ed obbliga lo stato a garantire tutte le libertà, compresa la libertà di espressione, stampa, assemblea e manifestazione pacifica. Tuttavia sono state registrate violazioni a tali diritti a partire dall’invasione USA del 2003. Questa settimana il governo non ha autorizzato una dimostrazione contro la corruzione a Baghdad. Migliaia di iracheni sono trattenuti nelle carceri senza processo, ad alcuni di loro è stato negato l’accesso a medici e farmaci, e alcuni hanno subito torture.

Le violazioni costituzionali comprendono anche questioni di sovranità e interessi nazionali. La scorsa settimana il governo iracheno ha firmato un discutibile accordo con il Kwait riguardo la navigazione in un corso d’acqua strategico nel Golfo Arabico: 108 membri hanno votato a favore contro 74 che lo hanno invece rifiutato. La costituzione irachena afferma chiaramente che la ratifica di trattati internazionali richiede l’appoggio di due terzi dei 325 membri al parlamento.

Uno dei motivi di queste continue violazioni è la mancanza di una Corte Costituzionale, inoltre il Parlamento non è ancora riuscito ad approvare una legge sui partiti politici, senza la quale è difficile immaginare un sistema multipartitico e democratico. L’Iraq non è riuscito neanche a creare un Consiglio Federale, previsto dalla costituzione, che rappresenti regioni e province, ma che garantisca allo stesso tempo la separazione dei poteri e faccia da cuscinetto tra l’esecutivo e la camera legislativa inferiore.

Nel complesso il progetto democratico USA si è rivelato un fallimento epico.

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Viviana Schiavo

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