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L’Iraq e la farsa delle elezioni

elezioni_ iraq _zuhraDi Mohammad Wani. Elaph (04/11/2013).

Traduzione e sintesi di Laila Zuhra.

 

È possibile affermare con una certa sicurezza che le elezioni “democratiche” tenutesi in Iraq a partire dal 2003 siano nulle e non abbiano alcuna credibilità giuridica o civile. Qualunque sia stata l’affluenza alle urne, infatti, le elezioni hanno avuto luogo senza che, per determinare il numero reale della popolazione irachena, fosse effettuato un censimento preciso nel rispetto degli standard internazionali e sotto la supervisione dei rappresentanti delle Nazioni Unite e delle grandi potenze, anziché far riferimento ai dati del Ministero per la Pianificazione dell’ex regime e alle tessere annonarie emesse dal precedente Ministero del Commercio.

Nel fare affidamento su questi dati inesatti, sono emersi gravi errori e violazioni dei diritti degli iracheni. Si pensi, per esempio, allo scandalo che la commissione elettorale innescò nel 2009 quando portò alla luce una falsificazione dei dati demografici relativi al governatorato di Ninawa, il cui il numero di abitanti risultava maggiorato di oltre un milione raggiungendo quota tre milioni e cento mila. Sulla base di queste cifre, il governatorato ha ottenuto trentuno seggi in Parlamento, undici in più rispetto al dovuto, ricevendo, di conseguenza, anche numerosi vantaggi dal punto di vista finanziario e militare, che si sono riflettuti negativamente sugli altri governatorati del Paese e hanno gravato sulle casse dello Stato.

Ma la domanda è: per quale motivo il Governo non effettua un censimento demografico del Paese invece di fare affidamento sulle tessere annonarie e su vecchie statistiche per conoscere il numero degli abitanti dell’Iraq? Cos’è che gli impedisce di ricorrere a metodi validi e corretti che sarebbero la chiave a tutti i problemi che affliggono il Paese e ne minacciano il presente e il futuro, come quello del bilancio pubblico, delle elezioni o delle zone contese tra il Governo centrale e la regione del Kurdistan?

Negli ultimi dieci anni, nei quali il Governo è stato in mano ai partiti sciiti, Baghdad si è sempre rifiutata di condurre un censimento per motivi già noti e per altri ancora sconosciuti, in primo luogo per la convinzione errata che la maggior parte degli iracheni siano sciiti, altrimenti non si spiegherebbe una tale ostinazione a respingere questa misura che renderebbe giustizia a tutte le classi sociali, le comunità religiose e le etnie irachene facendo progredire il Paese.

L’invito dei curdi a effettuare un censimento demografico non deve essere interpretato come “una minaccia o come l’intenzione di prevalere sugli altri”, secondo quanto sostiene, invece, la parlamentare Hanan Al Fatlawi, seguace di Al Maliki, bensì come l’esercizio di un diritto per un’organizzazione pienamente democratica.

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Viviana Schiavo

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