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L’Iran prende di mira la coalizione anti-Daish

Di Abdulrahman al-Rashed. Asharq Al-Awsat (16/09/2014). Traduzione e sintesi di Cristina Gulfi

C’è un retroscena nell’improvviso dibattito sull’attacco contro il Daish (conosciuto in Occidente come ISIS). Iran, Stati Uniti, Russia, Paesi del Golfo, Stati europei e Turchia hanno raggiunto un accordo nel combattere il Daish e il Fronte al-Nusra, alla luce dell’ondata di vittorie riportate in Iraq. L’intesa è stata rafforzata dalla rapida transizione politica a Baghdad, con la deposizione di Al-Maliki e la scelta di un nuovo primo ministro. Dopodiché gli Stati Uniti hanno dato inizio alle operazioni militari aeree contro il Daish, allontanandolo dalle aree intorno alla diga di Mosul e a Sinjar.

Questi interventi sono però limitati e il Daish ha ancora abbastanza uomini e armi per minacciare la sicurezza dell’Iraq, della regione e, forse, del mondo. I Paesi interessati hanno quindi deciso di organizzare una conferenza, al fine di elaborare una strategia in grado di contrastare questo pericolo.

Tuttavia, l’Iran ha chiesto che il governo siriano fosse invitato al summit di Gedda. Ovviamente l’Arabia Saudita, in qualità di Paese ospite, ha rifiutato, perché è proprio la permanenza di Assad al potere una delle cause della crisi attuale. Se il presidente siriano avesse accettato i termini di Ginevra I, infatti, il Daish non sarebbe nato e non ci sarebbe stato così tanto caos, spargimento di sangue e lo sfollamento di milioni di persone. Il regime siriano è anche responsabile di aver liberato prigionieri di Al-Qaeda e di aver ceduto al Daish aree poco protette, solo per danneggiare l’Esercito Siriano Libero. Ma soprattutto, se è vero che il Daish fino ad ora ha ucciso 5.000 persone, che dire delle 200.000 vittime civili del regime siriano? Nella lotta al terrorismo non si può collaborare con chi ha le mani sporche di sangue.

Nonostante ciò, la partecipazione di Assad rappresentava una precondizione per la presenza dell’Iran e anche la Russia ha annunciato che avrebbe boicottato il vertice. La retorica celebrativa della lotta al terrorismo si è così trasformata in difesa del Daish, mentre la conferenza ha iniziato ad essere descritta come una guerra contro le popolazioni di Siria e Iraq e come un piano per una nuova occupazione.

A questo punto è più facile asserire che il Daish serve gli interessi di Assad e del regime iraniano, specie in Siria. Nel momento di imbarazzo generale seguito alla caduta di Mosul, molti temevano che sarebbe stata la volta di Baghdad, motivo per il quale è stato necessario il sostegno militare degli Stati Uniti e quello politico dell’Arabia Saudita. Ora però l’Iran sta alimentando una propaganda mediatica volta ad insinuare dubbi sugli obiettivi della conferenza e a distorcere i fatti, come se attaccare il Daish fosse a favore dell’Occidente.

Ad onor del vero, sono due anni che i Paesi della regione invocano la comunità internazionale, in particolare gli Stati Uniti, per aiutarli a contrastare questi gruppi terroristi, ma la Casa Bianca ha ignorato gli appelli. Alla fine il presidente Obama è stato costretto ad agire sulla scorta delle pressioni internazionali, dopo che non era più possibile ignorare le atrocità commesse dal Daish e dal Fronte al-Nusra. L’Iran e il regime di Assad sono tra coloro che temono un intervento internazionale, perché il Daish gioca un ruolo importante nel sabotare i ribelli siriani e perché, per la prima volta, gli Stati Uniti sono convinti che sostenere l’Esercito Siriano Libero sia l’unico modo per instaurare un governo alternativo al regime di Assad e combattere il terrorismo. È per questo che l’Iran e la Russia hanno deciso di screditare il summit di Gedda. Molti gruppi partigiani, tra cui i Fratelli Musulmani, stanno facendo eco a questa campagna.

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Cristina Gulfi

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