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L’Iran: il più grande ed enigmatico mercato di frontiera

Di Ali Borhani. Gulf Business (13/04/2014). Traduzione e sintesi di Cristina Gulfi.

L’Iran è stato a lungo considerato un paria dalla comunità internazionale e diplomatica. Fino ad un anno e mezzo fa, le multinazionali evitavano di nominarlo direttamente e vi si riferivano come a “l’altro Paese del Medio Oriente”. Oggi, però, governi ed imprese intravedono moltissime opportunità in quello che risulta essere un mercato di frontiera enorme e non ancora sfruttato.

Si considerino alcuni dati: l’Iran ha 78 milioni di abitanti, il 65% dei quali ha meno di trent’anni, ed esistono ben 56 milioni di cellulari in circolazione. La sua popolazione, sebbene sia rimasta nascosta agli occhi del mondo, ha un buon livello di istruzione, dalle elementari all’università. La sua capitale conta 15 milioni di persone e la sua estensione territoriale è quasi metà dell’India. Il Paese possiede inoltre la seconda riserva mondiale di gas e la quarta di petrolio.

L’Iran sarà dunque reintegrato, con importanti implicazioni per le multinazionali europee ed americane, che dovranno sgomitare per trarne vantaggio. Avere un piano di ingresso non basta. L’Iran resta infatti un mercato enigmatico, che ha bisogno di essere decifrato.
Mentre alcuni settori (idrocarburi, industria pesante, telecomunicazioni e tecnologia) si avvieranno verso la normalizzazione dei rapporti commerciali, ce ne sono molti altri estremamente remunerativi, come quello relativo ai beni di consumo, alla sanità e alla farmaceutica, alle strutture ricettive, alla moda e al commercio al dettaglio.

Secondo il rapporto di Thomson Reuters dal titolo “State of the Global Islamic Economy 2013”, l’Iran risulta uno dei tre principali consumatori di prodotti alimentari tra i Paesi musulmani. Due delle sue banche, la Bank Melli e la Bank Maskan, si trovano rispettivamente al secondo e al quarto posto tra le prime cinque banche islamiche a livello mondiale. In termini di mercato finanziario islamico, l’Iran si trova dietro solo ad Arabia Saudita e Malesia; inoltre, costituisce il secondo mercato globale per l’abbigliamento islamico dopo la Turchia.

È interessante notare come l’Iran sia anche il principale spender turistico tra i Paesi musulmani, nonostante le restrizioni del passato ed una flotta aerea ormai vecchia. Senza esagerare, nei primi cinque anni del periodo post-sanzioni l’Iran potrebbe facilmente accogliere due o tre compagnie aeree per il proprio mercato e per quello regionale, più una serie di velivoli per la Iran Air. Di fatto, l’Iran cambierà le regole del gioco in diversi settori e avrà un impatto economico positivo sulla regione e oltre.

È il momento di guardare all’Iran come ad un’opportunità. Rumi, poeta persiano del dodicesimo secolo, diceva: “Aldilà di cosa è giusto e cosa è sbagliato, c’è un posto in cui ti incontrerò. La meta è una prosperità economica condivisa. Facciamo in modo che tutto vada in quella direzione”.

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Cristina Gulfi

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