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L’Iran dopo trentasei anni dalla rivoluzione

Di Seyed Hossein Mousavian. Al-Monitor (10/02/215). Traduzione e sintesi di Roberta Papaleo.

Rivoluzione Iran 3L’11 febbraio 1979, una rivolta popolare ha rovesciato lo scià di Persia Reza Pahlavi, mettendo fine al regime monarchico e segnando l’inizio del percorso verso la nascita della Repubblica Islamica dell’Iran. Da allora, il Paese ha affrontato diverse e numerose sfide.

A due anni dalla rivoluzione, l’Iran fu invaso dalle truppe di Saddam Hussein, appoggiato da diverse potenze internazionali. Gli iraniani di tutti i ceti sociali difesero il Paese contro l’aggressione irachena. Dopo una guerra devastante e costosa, l’Iran ha iniziato un lungo processo verso la ricostruzione, ostacolata dal crescente aumento delle sanzioni internazionali.

Tuttavia, l’Iran è sopravvissuto, riuscendo a diventare uno dei pochi Paesi capaci di mantenere una propria indipendenza politica e di sicurezza e di creare una fiducia socio-economica in una nazione che in passato dipendeva totalmente dalle potenze straniere.

L’Iran ha compiuto dei lodevoli passi avanti dal 1979. Tra il 1980 e il 2012, l’Indice di Sviluppo Umano (HDI) è arrivato al 67%, con un ritmo di crescita due volte più veloce della media globale, ponendo l’Iran nella categoria dei “Paesi ad alto sviluppo umano”. L’accesso alle risorse idriche e all’elettricità nelle aree rurali, l’aspettativa di vita, la mortalità infantile, l’accesso all’assistenza sanitaria: tutti questi campi sono migliorati notevolmente negli anni. Il tasso di alfabetizzazione, che nel 1979 era del 36%, oggi è del 99% per uomini e donne tra i 15 e i 24 anni. Anche l’educazione terziaria non è mai stata così accessibile per la popolazione: più di 2 milioni di iraniani sono iscritti all’università, di cui il 60% sono donne.

Tuttavia, l’Iran ha ancora molta strada da fare per assicurare una società migliore ai suoi cittadini. La situazione dei diritti umani di certo può essere di gran lunga migliorata. Il Paese, inoltre, è afflitto dalla piaga della corruzione. Infine, gli alti tassi di inflazione e disoccupazione, nonché una burocrazia complicata, hanno contribuito alla cosiddetta “fuga di cervelli” dall’Iran. L’arena politica iraniana, poi, è teatro di una lotta intestina feroce e contro-produttiva.

Ad ogni modo, con pure tutte le sue carenze, la Repubblica Islamica rimane una realtà politica, che guadagna sempre più peso geopolitico sulla scena mediorientale.

Hossein Mousavian, ex portavoce dei negoziatori sul nucleare iraniano, è ricercatore presso la Woodrow Wilson School di Princeton.

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Roberta Papaleo

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