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L’intellettuale e la crisi della coscienza collettiva

L’intellettuale e la crisi della coscienza collettiva
La sopravvivenza dell’individualità in una società umanamente neutralizzante

Di Salim Al-Yami, Elaph (13/10/ 2018). Traduzione e sintesi di Veronica Toschi

Quando pensiamo all’intellettuale, pensiamo ad uno specchio critico ed espressivo che riflette, attraverso una profonda conoscenza e all’esperienza in altri ambienti, una cultura universale permeata dall’interesse per l’essere umano in quanto tale, svincolandolo da qualunque appartenenza razziale o religiosa; l’intellettuale si immerge nei meandri più profondi della conoscenza e, armatosi di dubbi, si dedica sistematicamente alla ricerca delle più profonde verità.

Descartes, dopo essersi avvalso del dubbio ha invertito l’equivalenza del “cogito ergo sum” ed è arrivato, non solo a scoprire Dio ma anche a capire che la mente, priva di tutti i “miti” costruiti dalle massime del passato, può fare del pensiero e del ragionamento un mezzo proprio, attraverso il quale riconoscere la verità dentro e fuori se stessa. Va da sé che la verità alla quale l’uomo può ambire è una verità relativa, un’ascesa verso la completezza senza completarsi, poiché la verità assoluta o universale rimane incalcolabile per le nostre menti. Ma è questo che rende una mente illuminata: una mente che non si affatica nella ricerca del tutto ma che riesce a capire che il tutto è relativo e non assoluto.

L’individuo che pensa quindi in maniera indipendente sarà il primo mattone nella costruzione di una coscienza collettiva, che si formerà dal basso verso l’alto; ma se la società invece si fonda su una coscienza che tende ad annullare le capacità individuali, allora a quel punto l’uomo, attaccandosi alla forma esterna e indebolendo il suo io, entrerà in crisi col mondo che lo circonda; un mondo costruito dall’alto verso il basso fatto da milioni di persone annullate nelle loro capacità.

Le coscienze collettive che possiamo distinguere quindi sono due: quella positiva, fondata dalle menti pensanti e consapevoli, che hanno creato civiltà e portato avanti il progresso e l’altra, negativa, costituita da una società debole, che nega le volontà individuali, che prende le idee dall’inventario del suo subconscio e che vive legata al passato. Se a prevalere sarà la coscienza collettiva negativa, si arriverebbe alla concezione di un mondo in cui regna l’ignoranza, la quale arriverà a progredire fino a solidificarsi in una verità assoluta che non ammette dubbi e che guiderà la massa verso il collasso civile e morale.

Il sociologo Durkheim vede la coscienza collettiva come un prodotto dell’integrazione e dell’attrazione fra le varie coscienze umane, dotata però di una propria personalità, e quindi completamente diversa da quella individuale. Questa non rappresenta l’insieme delle parti ma qualcos’altro, con proprietà diverse da quelle che costituiscono le sue parti interne. Per capire meglio, pensiamo ai composti chimici tipo l’acqua che è composta di ossigeno e di idrogeno: l’ossigeno che favorisce la combustione dell’idrogeno, e l’idrogeno che brucia. Nonostante questi due elementi interagiscano necessariamente fra loro, quello che ne deriva è una cosa completamente diversa e contrastante, ovvero un prodotto che non ha la facoltà nè di bruciare né di favorire la combustione, anzi, fa proprio l’esatto opposto. Lo stesso avviene quindi per gli individui parte della società, unici nel loro essere ma diversi in relazione al mondo circostante. E’ per questo che una scienza come la sociologia si differenzia dalla psicologia, ed è per questo che l’intellettuale si trova in crisi con una società che lo porta ad attingere negativamente dal suo subconscio.

 

Salim Al-Yami è uno scrittore libanese, autore di “La rivoluzione della rivelazione” (2011) e del romanzo “Il governo di bint Akahilan” (2013)

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Redazione

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