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La lingua araba porta Anna Frank a Gaza grazie ad un documentario

Di Nick Holdsworth. Hollywood Reporter (04/08/2014). Traduzione e sintesi di Claudia Avolio.

A settant’anni da quando Anna Frank e la sua famiglia vennero scoperti ed arrestati dai nazisti nel luogo in cui si nascondevano in una casa ad Amsterdam, la sua storia verrà raccontata per la prima volta in lingua araba. Anna Frank aveva 15 anni quando venne arrestata il 4 agosto del 1944. Non sopravvisse quel tanto da vivere il suo 16° compleanno, morendo di tifo nel campo di concentramento di Bergen-Belsen nel marzo dell’anno seguente: appena qualche settimana prima che il campo venisse liberato dall’avanzata delle truppe britanniche e canadesi.

Ora un nuovo documentario – portando sullo schermo 6 giovani attrici palestinesi che interpretano Anna tra i 12 e 14 anni – sarà prodotto per aiutare a trasmettere la sua storia al pubblico arabo. Il film dal titolo “What Does Anne Frank Mean Today?” (Che Significa Oggi Anna Frank?) e diretto dall’acclamato regista croato Jakov Sedlar e suo figlio Dominik, comprende immagini di quanto sta avvenendo a Gaza ed Israele nelle ultime settimane.

“Anche se io sono rimasto a 3 chilometri da Gaza, la nostra crew palestinese era in città e filmava in mezzo ai bombardamenti. Le ultime scene del film ritraggono scene reali di quella violenza”, ha detto il regista. Il suo documentario è stato pensato per “aprire gli occhi e le menti” ed ispirato da un’idea del produttore teatrale israeliano Jaacov Agmon che avrebbe sempre voluto realizzare una versione araba de Il Diario di Anna Frank per l’Arab Hebrew Theater da lui fondato a Jaffa.

Jakov Sedlar spera di contribuire ad una comprensione tra palestinesi ed israeliani. “L’arte non può cambiare il mondo intero, ma possiamo contribuire a comprenderlo un po’ di più”, dice al riguardo. “La scelta di realizzare questo film in lingua araba è perché speriamo di poter fare qualcosa per mostrare come non dobbiamo ripetere la Storia”. Il film intreccia scene tratte dal diario di Anna Frank (1942-44) con le conversazioni di giovani palestinesi.

“Una ragazza ha chiesto perché mai – nel mezzo dei bombardamenti israeliani – i governi siano così folli, spendendo milioni ogni giorno per la guerra, piuttosto che per le arti, le medicine e la povera gente”, ha raccontato il regista. Ci sono anche scene girate in aule di scuola a Gaza e Ramallah in cui “i ragazzi parlano d’amore, del loro primo bacio e di tutte quelle cose di cui Anna Frank scriveva nel suo diario”.

Il regista che al momento sta cercando una casa di distribuzione per il documentario e che si prefigge di finire la post-produzione per la fine di settembre, sogna di proiettarne la premiere a Tehran, che ne metterebbe in luce l’importanza per tutto il mondo islamico.

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