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I limiti della responsabilità per le sofferenze del popolo libico

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Di Mohammed Badr Eddine Zayd. Al-Hayat (11/06/2017). Traduzione e sintesi di Gemma Baccini.

È stata rapida la reazione di Mohammed al-Dairi, ministro degli Esteri libico, nell’annunciare il suo appoggio alle misure che alcuni Stati arabi hanno preso per combattere l’appoggio qatariota al terrorismo e mettere fine alla lunga sofferenza della Libia. Il popolo libico, ormai da anni, ripudia il Qatar, così come le milizie armate che parlano in nome dell’islam e considerano il Qatar il loro principale alleato, tanto che questi è diventato un simbolo di intervento negativo nella vicenda libica, i cui sviluppi, oggi più che mai, devono essere rivisti approfonditamente.

Il Congresso Nazionale libico si è formato dopo le elezioni vinte con un’ampia maggioranza dai membri del movimento civile. La minoranza dell’islam politico, aiutata dalle milizie armate, ha fatto ricorso a intimidazioni e violenze contro di essi portandoli all’emarginazione e alla fuga. Il presidente Ali Zaydan, che rifiutava ogni tipo di sfruttamento politico della religione, si è dato infatti alla fuga dopo continue minacce di morte. Sotto le costrizioni internazionali infine, si sono tenute delle elezioni parlamentari con le quali la corrente moderata ha vinto con ampia maggioranza. Di nuovo, sono incominciate le intimidazioni e il parlamento è stato obbligato a spostarsi a Tobruk, lontano dal dominio delle milizie.

Sfortunatamente, invece di proteggere il nuovo parlamento, la comunità internazionale, predica, con un’agenda fabbricata da attori occidentali e regionali, un’operazione politica che coinvolga tutte le parti, comprese quelle che hanno perso le elezioni. Alcuni infatti vogliono che il futuro di questa regione sia nelle mani dell’islam politico, che il popolo lo voglia o no. La cosa peggiore è che i cosiddetti partiti islamici non hanno mai nascosto i loro legami con le milizie armate, e le organizzazioni terroristiche Daesh (ISIS) e Al-Qaeda e quelle islamiche come i Fratelli Musulmani e Fajr Lybia, che alcuni definiscono moderate, non hanno esitato ad allearsi le une con le altre.

L’accordo di Skhirat ha dato luogo infine a tre governi e attualmente l’Egitto e gli Emirati, con il consenso internazionale, si sforzano di formare un governo tra Sarraj, il parlamento e il generale Haftar, considerato l’unico che può fermare il terrorismo.

È interessante notare che, sull’arena libica, il Qatar è visto solo come il principale sostenitore della Turchia e ci sono dubbi che l’Italia, avendo dei grandi interessi in Libia, aiuti le correnti estremiste. Questo solleva delle interrogazioni sulla responsabilità politica, legale e morale di quegli stati che finanziano le milizie armate e sulle conseguenze di ciò sulla Libia e sugli stati vicini. Questa situazione può dare luogo a misure legali esclusive alla situazione libica e dunque a delle conseguenze legali impreviste.

Mohammed Badr Eddine Zayd è uno scrittore egiziano.

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Roberta Papaleo

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