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L’ideale di libertà e i regimi “sciacalli”

Elias Khoury
La storia palestinese è caratterizzata dall’incompetenza, dalla complicità e dalla tirannia del mondo arabo e può essere riassunta in una sola frase: lotta per l’esistenza

Di Elias Khoury. Al-Quds al-Arabi (09/01/2018). Traduzione e sintesi di Federico Seibusi.

Definire la Palestina una “terra rubata” non è un’espressione precisa. Il sionismo non ha rubato la terra, ma l’ha occupata con forza bruta: esso non agisce come un ladro che striscia nell’ombra, poiché è una brutale macchina militare fondata sulla logica coloniale e sulla logica mitico-religiosa. Attualmente, Israele ha colonizzato tutta la Palestina e perseguita il suo popolo esercitando su di esso una indubbia discriminazione razziale.

La verità è che la rivoluzione palestinese ha combattuto molte battaglie sanguinose per salvaguardare la propria indipendenza. Molti nazionalisti hanno fallito nell’utilizzare i simboli di tale indipendenza identificandola come isolazionismo, e si sono schierati verbalmente contro di essa. Sfortunatamente, dopo la sconfitta avvenuta nella seconda intifada e dopo che l’autorità è divenuta uno strumento per coordinare la sicurezza con l’occupazione, il declino del movimento nazionale palestinese ha consentito ai regimi repressivi di sconfinare in Palestina e di cercare di rubarne la causa. Questi regimi “sciacalli”, infatti, invocano la difesa della Palestina, ma al contempo affondano l’intera regione nel sangue, nella brutalità e nella frammentazione settaria. Da parte sua, lo “sciacallo americano” invoca la difesa della democrazia mentre intraprende una campagna contro i media e conduce una nuova crociata sionista per legittimare l’occupazione coloniale della Palestina.

L’insieme degli sciacalli, malgrado le loro contraddizioni e i loro conflitti, hanno come unico obiettivo di annientare la Palestina e di impedire al popolo arabo di liberarsi dall’autoritarismo e dalla povertà.

Quanto detto è avvenuto durante le rivolte arabe: la rivoluzione del popolo siriano, infatti, è l’esempio lampante dell’alleanza emersa fra i nemici regionali e i nazionalisti nelle loro battaglie in Siria, il cui obiettivo principale era di distruggere il sogno di libertà dei siriani. La Siria è stata testimone del massacro di un popolo bramoso di libertà e dignità, e anche di un massacro che ha danneggiato l’ideale di resistenza verso Israele.

La Palestina e la sua storia sono uno specchio di impotenza, dispotismo e tradimenti. Tutti i regimi hanno avuto a che fare con la Palestina in diversi modi, tuttavia condividevano la volontà di opprimere il popolo palestinese e di impedirne la presenza. La storia palestinese è caratterizzata dall’incompetenza, dalla complicità e dalla tirannia del mondo arabo e può essere riassunta in una sola frase: lotta per l’esistenza.

Comprendere la realtà della situazione significa capire che i dittatori arabi e della regione considerano la Palestina solo un pretesto e uno strumento per perpetrare l’autoritarismo e donargli una legittimità nazionale.

La Palestina è un ideale di libertà e la libertà non si può frammentare. La lotta per la libertà è la stessa dalla Siria alla Palestina, è un unico grido contro l’oppressione, l’ingiustizia e la repressione. La repressione contro il popolo palestinese ha assunto una forma che nella sua essenza non è differente dalla repressione contro i siriani, gli egiziani e gli iracheni. L’oppressione dello stato sionista è una forma barbara e legale che giustifica la discriminazione razziale e istituzionalizza l’annichilimento culturale e politico.

Il successo dei regimi nel coprire questa realtà ha reso la cultura araba estranea a sé stessa. Le rivolte dei popoli sono diventate il primo nemico e con la scusa di resistere all’America e a Israele si predica la tirannia. La pazzia di alcuni regimi e le loro paure li hanno guidati nelle braccia di Israele e di Trump.

Di fronte alla morte e alla distruzione si è completato il furto dell’ideale di libertà. Gli echi delle battaglie immaginarie risuonano mentre il legame fra i concetti di libertà e di liberazione si perde, e le tragedie mostrano un punto d’unione contro l’assolutismo e l’occupazione che affliggono i paesi.

Elias Khoury è uno scrittore libanese di fama internazionale, nonché drammaturgo e critico; è stato direttore dell’inserto letterario del quotidiano libanese An-Nahar ed è editorialista per il quotidiano panarabo Al-Quds al-Arabi.

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