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Libreria bruciata a Tripoli: l’ignoranza della primavera araba

Zoom 9 gen tripoliDi Tariq al-Humaid. Asharq al-Awsat (08/01/2014). Traduzione e sintesi di Valerio Masi.

Qualche giorno fa è stata data alle fiamme a Tripoli, in Libano, l’antica “Libreria al-Sa’ih”. Non si vedeva un tale crimine da tempo immemore, nulla di simile era mai successo nemmeno durante i quindici anni di guerra civile in Libano.

La libreria, di cui è (o meglio dire, era) proprietario il prete ortodosso Ibrahim Sarrouj, è stata attaccata da un’orda di persone e messa a ferro e fuoco, rendendo in cenere i due terzi dei circa 85.000 volumi e manoscritti presenti al suo interno, molti dei quali appartenenti al secolo scorso. Il motivo sembra essere stata la pubblicazione online di un articolo che lo stesso sacerdote avrebbe scritto contro l’islam e il suo profeta Muhammad. La notizia, ovviamente falsa, sembra sia stata orchestrata ad hoc per fomentare l’odio interreligioso.

Le domande che a questo punto sorgono sono diverse, tra cui la più importante è capire fino a quando questa “sfrenatezza rivoluzionaria” durerà nella regione e fino a quando si cercherà di colpire gli altri, incluse le minoranze religiose. È necessario fermare le reazioni radicali verso qualsiasi estremismo.

La triste storia della libreria di Tripoli è anche la triste storia del suo curatore e proprietario, che ha subito minacce, pressione e terrore solo perché qualcuno ha attribuito a lui un articolo mai scritto. Successivamente, padre Sarrouj è apparso accanto al presidente dell’Associazione Musulmani di Tripoli, che ha sottolineato come “Dio abbia proibito di accusare ingiustamente il prossimo e che ci sono persone che vogliono seminare odio tra musulmani e cristiani”. Padre Sarrouj ha solo dichiarato di voler “perdonare coloro che hanno bruciato la biblioteca e di pregare Dio affinché protegga Tripoli”.

La parte peggiore della vicenda sta nel fatto che esistono individui che cercano di aumentare sempre più la tensione interreligiosa nella regione approfittando della situazione politica, soprattutto alla luce di quello che sta accadendo ai cristiani in Libano, Siria e Iraq.

Quand’è che persone razionali si ergeranno contro quelle frange della primavera araba la cui posizione di ignoranza è un pericolo morale, sociale e politico?

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Valerio Masi

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