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Libia: una vittoria per le donne in politica

Tripoli Post (22/07/2012). Nelle prime elezioni libere del Paese, due settimane fa, sono state elette 33 donne a rappresentare il Congresso Nazionale. Considerando il totale di 200 membri eletti, le donne si attestano al 16.5 percento. Come riferito da Samira Massoud, presidente in carica dell’Unione Libica delle Donne, “questo è un ottimo punto di partenza: 32 donne elette tra i partiti e una tra gli indipendenti”. Massoud dice che, rispetto ai vicini Tunisia e Egitto, le donne in Libia non hanno quasi avuto una storia politica sotto il regime di Gheddafi, né molta esperienza in termini di attivismo tra la società civile. Il risultato appena ottenuto è incoraggiante se pensiamo che negli Stati Uniti il Congresso è composto al 17 percento da donne.

 

La prossima sfida delle donne libiche ora è assicurarsi un punto d’appoggio nel comitato di 60 membri che riscriverà la Costituzione. Ai seggi le donne sono state anche aiutate dal sistema a cerniera che richiede ai partiti di alternare tra maschi e femmine non solo all’interno delle liste, ma anche tra chi le guida. Le candidate erano 545 su un totale di 1206 seggi riservati ai partiti. Solo 85 donne su 2501 si sono arrogate il rischio di correre come candidate indipendenti. Tenendo bene a mente che in Egitto le donne parlamentari hanno conquistato meno del 2 percento dei seggi, gli osservatori internazionali stanno lodando il risultato delle donne libiche. Sabra Bano, direttrice del centro olandese con sede a L’Aia “Gender Concerns International”, dice in tal senso che “quasi il 17 percento non è affatto male”.

 

Da Samira Massoud, poi, viene un riferimento a Gheddafi, e in particolare allo stigma subìto dalle donne nella vita pubblica, “perché Gheddafi le usava come oggetti sessuali piuttosto che considerarle cassa di risonanza per le idee”. Riguardo le elettrici, il 45 percento dei registrati al voto erano donne (1 milione e trecento mila), molte delle quali si sono effettivamente recate a votare.  Inoltre tutti i partiti erano obbligati ad includere candidate donne nelle proprie liste.


Claudia Avolio

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