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Libia: immunità per i ribelli, analisi della legge

Egypt Independent (03/05/2012). Le autorità libiche hanno concesso mercoledì l’immunità agli ex-ribelli che hanno reso possibile la caduta del regime di Gheddafi. “Non c’è punizione per gli atti resi necessari dalla rivoluzione del 17 febbraio,” si apprende dalla legge pubblicata sul sito del Consiglio Nazionale di Transizione. L’immunità si applica ad “atti militari, di sicurezza o civili compiuti dai rivoluzionari allo scopo di garantire il successo della rivolta”. Il 17 febbraio è preso come data che segna l’inizio dell’insurrezione libica.

Non è ancora chiaro se la legge includa gli atti commessi dopo il 23 ottobre, quando il Cnt ha dichiarato la liberazione della Libia, in seguito alla cattura e all’uccisione di Gheddafi. Gruppi per i diritti umani dicono che i crimini di guerra sono stati perpetrati da ambo le parti, e lanciano un monito circa la tortura praticata nei centri di detenzione guidati da milizie che sono formate da ex-ribelli. La legge ordina ai ministri della Difesa e degli Interni di seguire l’iter giuridico per i combattenti detenuti dagli ex-ribelli, oppure di rilasciarli entro il 12 luglio nel caso in cui non ci siano sufficienti prove contro di loro.

I ministri devono inoltre agire contro individui che rappresentino una “minaccia alla sicurezza o alla stabilità” della Libia, sulla base del ruolo che rivestivano all’interno del precedente regime. Tali misure possono includere sorveglianza, divieti di viaggio e di residenza in determinati luoghi del Paese. Il Cnt criminalizza anche il “lodare o glorificare Muammar Gheddafi, il suo regime, le sue idee, i suoi figli”: tutti “atti” che per il Cnt sono “punibili con una sentenza di carcere”.

La legge è stata letta ai giornalisti da un funzionario giudiziario, e riportava anche il monito secondo cui “se da ciò scaturissero notizie, pettegolezzi o propagande che causino qualsivoglia danno allo Stato, la pena sarà l’ergastolo”. Il monito è stato seguito dalla seguente spiegazione: “In condizioni di guerra, c’è una sentenza di carcere per chiunque diffonda informazioni e pettegolezzi che si scontrino con le operazioni militari per la difesa del Paese, che diffondano terrore o indeboliscano lo stato d’animo dei cittadini”.


Claudia Avolio

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