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Libia: un dittatore per debellare i Fratelli Musulmani

Libia Khalifa Haftar

L’opinione di Al-Quds. Al-Quds al-Arabi (20/05/2014). Traduzione e sintesi di Caterina Ielo.

Lo scorso 19 maggio, l’ex generale Khalifa Haftar ha affermato che l’obiettivo del suo movimento militare è di “purificare” la Libia dai Fratelli musulmani. Le dichiarazioni del generale hanno fatto trapelare la verità sulla natura del suo movimento che, da rivoluzione mediatica nel febbraio scorso, improvvisamente ha scatenato una dura controrivoluzione contro le istituzioni giuridiche con l’offensiva a Bengasi di alcuni giorni fa, seguita dall’attacco al parlamento e al movimento scissionista militare.

La transizione di Haftar dal manifesto “attacco ai takfiristi” (nome utilizzato solitamente per indicare Al-Qaeda e affiliati) a quello che recita di “purificare il Paese dai Fratelli Musulmani”, sta a indicare la volontà di porre fine alla rivolta in Libia per mezzo delle forze militari, alla stregua di quanto avvenuto in Egitto, piuttosto che optare per un cambiamento pacifico che risolva le controversie politicamente, sul modello tunisino.

Nonostante alcuni aspetti di somiglianza tra i due casi, quello libico e quello egiziano, fra cui i tentativi delle forze islamiche in Libia di appropriarsi dell’autorità assoluta piuttosto che allearsi con la classe liberale e collaborare con essa per gestire il Paese, emergono anche delle differenze che rendono poco legittima la posizione di Haftar.

Le forze egiziane sono giunte alla vittoria senza distruggere il principale apparato politico nazionale, rappresentato dai Fratelli Musulmani, e hanno agito facendo sì che questa immensa operazione fosse studiata nei minimi dettagli. Al contrario, il movimento di Khalifa Haftar pare sia una semplice mossa azzardata, priva delle basi necessarie a portare a dei risultati proficui. A differenza del maresciallo El Sisi, il colonnello Haftar non gode di alcuna legittimità politica o militare conferitagli dai libici, ma la sua fretta nel voler assumersi il potere militare denota un grande disprezzo per i meccanismi di voto, per le elezioni, le istituzioni giuridiche e la politica in generale, oltre che per i meccanismi di negoziazione e i compromessi politici. La strada perseguita da Haftar è chiaramente improntata al predominio, alla supremazia e all’imposizione delle proprie opinioni per mezzo delle armi, fenomeno molto biasimato dai libici.

Se si giungerà ad una guerra civile, si creeranno le possibilità di interferenze locali e occidentali e faranno capolino molte personalità bramose di assumere un atteggiamento dittatoriale. Dunque, se accettiamo la supremazia di un dittatore pronto ad avviare una guerra civile per ottenere il potere, chi impedirà ad un altro ipotetico dittatore, probabilmente spalleggiato da altri Paesi, di adottare questa stessa linea?

Ricorrere alla presenza di un dittatore è considerata una soluzione facile dalle classi arabe deboli e se aggiungiamo il denaro proveniente dai paesi del Golfo per finanziare questo tipo di scelte e i movimenti militari e di intelligence che le supportano, ci rendiamo conto che la Libia corre un pericolo imminente.

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Roberta Papaleo

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