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La Libia bloccata dalla guerra tra governi

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Malgrado la formale vittoria dei meccanismi democratici, la Libia resta in balìa di interessi particolaristici che danno vita a governi da nomi retorici

Di Jibril Abidy. Asharq al-Awsat (19/10/2016). Traduzione e sintesi di Emanuele Uboldi.

“La libertà è essere un’unione e alternare governanti e governati”: una dicitura che non ha spazio in Libia, dopo i ripetuti fallimenti di negoziazione pacifica del potere, nonostante la buona riuscita delle operazioni elettorali. I governi si contendono il potere sotto diversi nomi – temporaneo, di accordo, di salvezza. Proprio un governo che si è proclamato “di salvezza” ha preso vita con l’annuncio fatto da Khalifa al-Ghawil dopo aver preso possesso dei palazzi sede dall’allora Consiglio di Stato.

Il golpe di Ghawil arriva dalle comunità superstiti del Gruppo dei Combattenti Islamici Libici (prima alleato dei Fratelli Musulmani), che si è ritrovato escluso dalla spartizione di Tripoli e dintorni. Per questo, la rinascita del governo di Ghawil è un segnale all’ex alleato circa chi sia la più forte tra le milizie di Tripoli e più in diritto di riempire qualsivoglia vuoto governativo secondo le proprie visioni.

Ghawil ha richiesto direttamente ad Abdallah Thani (capo del governo eletto legato al parlamento) di costituire il governo di unità nazionale, soprattutto dopo che è diventata manifesta la fine del governo di Serraj (chiamato di accordo nazionale), al quale mancavano i presupposti e il significato di accordo. Questo governo ha infatti fallito nel raggiungere la fiducia del parlamento eletto, pur continuando a svolgere gli incarichi di un parlamento: ha palesemente sfidato la volontà del popolo, richiedendo con forza l’intervento straniero e stringendo alleanze senza approvazione parlamentare nel tentativo di rafforzarsi dall’esterno (Serraj ha visitato 70 ambasciate estere, ma mai si è recato al parlamento eletto di Tobruk). Ciò viene visto dalla maggioranza dei libici come il clone libico del Karzai afghano, oltre al fatto che tutto ciò porterà all’ipoteca della Libia presso la Banca Mondiale.

La comparsa e rinascita del governo illegale di Ghawil non è inconsueta nel confuso scenario libico, dove nella più completa assenza di volontà di negoziare pacificamente il potere si è addirittura arrivati a nominare Baghdadi Mahmoudi (primo ministro di Ghaddafi) durante la sua prigionia. Tripoli è nelle mani di milizie armate di tendenze variegate, la maggior parte delle quali legate alle comunità apostate che fanno della capitale un affare privato.

Grazie alla fede e nonostante le degenerazioni nelle operazioni democratiche e il fallimento della contrattazione pacifica del potere, posso dire che noi siamo un popolo che ha diritto alla libertà e all’implementazione della democrazia dopo anni di autocrazia, per quanto l’attività politica attragga numerose correnti e porti alla congestione di progetti stranieri e colonizzatori, nell’assenza di autentici progetti nazionali.

Jibril Abidi è un ricercatore libico.

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