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Libano: una “moderna” legge elettorale

Di Husam Itani. Dar al-Hayat (02/10/2012). Traduzione di Angela Ilaria Antoniello.

Qual è il cambiamento più significativo che la legge elettorale proposta apporterà alla vita politica libanese? Qual è la differenza tra l’alleanza politica – che include sia le forze al governo che quelle all’opposizione –  attualmente in vigore e il gruppo che nascerà da una delle versioni della legge proposta?

I Cristiani continuano a rifiutare la “Legge 1960” colpevole, secondo loro, di non riuscire a rappresentarli adeguatamente nell’apparato legislativo. La legge in questione è caratterizzata da un sistema maggioritario e dalla divisione del Libano in numerose circoscrizioni, dette qadaʼ. I Cristiani costituiscono la maggioranza solo in un numero limitato di qadaʼ, dato che queste includono un mix di religioni, e di fatto un gran numero di parlamentari cristiani vince grazie ai voti dei Musulmani. I Cristiani non vogliono che i loro parlamentari siano eletti da non cristiani e, nel regno della logica del sistema delle quote confessionali, questa obiezione è abbastanza valida.

Il governo ha presentato un disegno di legge che divide il Libano in tredici distretti sulla base del sistema proporzionale e in funzione delle restrizioni religiose. Di fronte a questa legge i Cristiani si sono divisi e alcuni di loro hanno chiesto di portare il numero dei distretti a quindici, pur insistendo sul rifiuto della “Legge 1960”. Il gruppo Sciita (incluso il movimento di “Amal” e “Hezbollah”) sostiene la legge proporzionale, in modo da rafforzare la rappresentanza cristiana del suo alleato, Michel Aoun. Nel frattempo, né il movimento “Futuro” né il “Partito Socialista Progressista” sembrano ansiosi di apportare modifiche significative alla legge che ha prevalso nelle ultime due elezioni.

In realtà, l’attuale gruppo politico è abbastanza coeso nonostante le apparenti differenze tra la fazione del 14 marzo e quella dell’ 8 marzo. In effetti, il sistema “cleptocratico” (la “regola dei ladri”) rappresenta il cuore del sistema politico libanese. L’importanza di una carica dipende dal ritorno di cui può beneficiare chiunque assuma la carica. Ritorno che è più il risultato della mentalità del ‘catturare e rubare’ che non l’idea di impegno politico e di servizio pubblico e che non ha eguali in tutto il mondo.

Inoltre, la rigenerazione del parlamento si limita alla linea di successione delle famiglie politiche. Tutti i leader politici lavorano sempre sul consolidamento del potere delle loro famiglie o, nel migliore dei casi, sul sostegno di coloro che mostrano una cieca fedeltà al leader. I cittadini libanesi sono a conoscenza di questa realtà giacché l’affrontano nella vita quotidiana. Tuttavia, la maggior parte di loro distoglie lo sguardo da tutto ciò, nella speranza che, un giorno possano ottenere anche loro qualcosa.

 

 

Ilaria Antoniello

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