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Libano: un secolo di attacchi alla libertà di espressione

Libano

Di Wassim Mroueh. The Daily Star Lebanon (06/05/2015). Traduzione e sintesi di Roberta Papaleo.

Ogni anno il 6 maggio in Libano viene celebrato il cosiddetto “Giorno dei martiri della stampa” per commemorare i sacrifici compiuti dai giornalisti libanesi. Questa ricorrenza acquista un particolare significato quest’anno, essendo giunta al suo centenario.

Giornalisti e nazionalisti libanesi che lottavano per la libertà e l’indipendenza da quattro secoli di dominio ottomano sono stati impiccati in pubblico, in quella che oggi è la Piazza dei Martiri di Beirut, in tre diverse occasioni tra il 1915 e il 1916. L’ultimo gruppo è stato giustiziato proprio il 6 maggio, considerato da allora il Giorno dei martiri della stampa in Libano.

Negli anni che hanno seguito la proclamazione dell’indipendenza, poi, una serie di importanti giornalisti libanesi sono stati assassinati per aver semplicemente esercitato il loro diritto di espressione.

Nassib Matni, editore del quotidiano Tayyar, è stato tra i primi ad essere ucciso. Accanito sostenitore delle politiche nazionaliste del presidente egiziano Gamal Abdel Nasser, Matni fu ucciso l’8 maggio 1958. La sua morte causò mesi di disordini civili e scontri tra i fedeli dell’allora presidente libanese Camille Chamoun, forte oppositore di Nasser, e l’opposizione appoggiata dall’Egitto. Ma la fine del conflitto del 1958 non mise fine anche alle uccisioni di giornalisti libanesi. Il 16 maggio 1966, Kamel Mroue, editore di Al-Hayat e di The Daily Star, critico nei confronti di Nasser, fu ucciso nel suo ufficio a Beirut.

Samir Kassir
Samir Kassir

Con lo scoppio della guerra civile in Libano nel 1975 e l’intervento militare della Siria un anno dopo, molti giornalisti che si opponevano alla condotta siriana vennero assassinati. Tra i numerosi martiri, toccò a Edward Saab, caporedattore di L’Orient Le Jour, ucciso esattamente 10 anni dopo Mroue.

Negli anni dopo la fine della guerra civile nel 1990, la situazione non è migliorata. Nonostante il ritiro definitivo delle truppe siriane dal Libano il 26 aprile 2005, gli omicidi di giornalisti che si opponevano al regime di Damasco sono continuati. È il caso di Samir Kassir, ucciso da un’autobomba a Beirut nel giugno dello stesso anno. Sei mesi dopo, il parlamentare Gebran Tueni, caporedattore del quotidiano An-Nahar dove Kassir lavorava, ha subito lo stesso destino.

Roula Mikhael, direttrice esecutiva dell’osservatorio mediatico Fondazione Maharat, ha dichiarato che il gran numero di giornalisti assassinati in Libano indica che ciò che scrivevano aveva un forte impatto. “Quello che avevano in comune era il coraggio di esprimere la loro opinione”, ha commentato la Mikhael. “L’altra parte, che non era soddisfatta di ciò che questi giornalisti dicevano, non poteva sopportare l’effetto delle loro parole. La reazione dell’altra parte è stata criminale e si è manifestata con lo sterminio fisico di quei giornalisti”, ha aggiunto.

Concludendo, la Mikhael ha sottolineato l’importanza di porre fine all’impunità di questi crimini per proteggere i giornalisti di oggi da un destino simile: “Non abbiamo mai visto consegnare gli assassini alla giustizia. Nel Giorno dei martiri della stampa è molto importante ribadire che l’impunità deve finire”.

Wassim Mroueh è un giornalista libanese appassionato di storia e di politica.

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Roberta Papaleo

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