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Libano: la questione Arsal porta in primo piano il tema rifugiati siriani

Di Esperance Ghanem. Al-Monitor (15/08/2014). Traduzione e sintesi di Roberta Papaleo.

Negli ultimi tre anni, la questione dei rifugiati siriani ha costituito una priorità per il Libano, nonostante la pletora di gravi problemi politici, economici e sociali interni al Paese. Tuttavia, i recenti eventi di Arsal hanno riportato la questione in primo piano, dandogli la spinta che gli era mancata a causa dell’assenza di una posizione unificata da parte del governo libanese nei confronti della crisi siriana.

Gli sviluppi di Arsal porteranno le autorità libanesi ad adottare misure eccezionali? E quali sono le soluzioni praticabili proposte ora che tali eventi hanno chiaramente dimostrato che un gran numero di uomini armati provengono dai campi di rifugiati della Valle della Bekaa, soprattutto da quelli vicino Arsal?

Le ultime cifra pubblicate dall’UNHCR all’inizio di luglio indicano che il numero di rifugiati siriani in Libano va oltre il milione di persone; dati ufficiosi indicano che i rifugiati sarebbero più di un milione e mezzo, poiché gran parte di loro non è registrato. Questo significa che la proporzione di rifugiati ha superato il 35% del totale della popolazione libanese. Va notato che i siriani fuggiti in Turchia, ad esempio, corrispondo al 4% della popolazione, mentre in Giordania al 18,5%.

Da un punto di vista geografico, il maggior numero di centri per rifugiati si trovano in aeree simpatizzanti con l’opposizione siriana, tra cui Arsal, un ambiente favorevole al loro spostamento e alla loro protezione. Secondo fonti della sicurezza, questa realtà ha incoraggiato molti siriani a cercare rifugio in Libano, dando però anche origine a un clima propenso a crimini come rapimenti, furti e traffico di droga.

In Libano, la divisione politica interna ha impedito di stabilire un quadro ufficiale di riferimento – ad eccezione di quello umanitario – per trattare con la questione dei rifugiati. In più, le autorità libanesi hanno sottovalutato l’entità dell’esodo siriano verso il Paese, poiché molti credevano che la crisi non sarebbe durata a lungo e che il numero di rifugiati sarebbe rimasto gestibile. In questo contesto, in ambito parlamentare non si crede che la questione subirà una svolta, nonostante sia stata tema di discussione in tutte le sessioni di gabinetto e che sia stato creato un comitato ministeriale ad hoc.

Mentre si sottolinea la necessità di una più stretta collaborazione del Libano con la Siria, le stesse fonti hanno rivelato che il governo libanese sta ricorrendo anche alla Lega Araba e al Consiglio di Sicurezza e che ha intenzione di discutere la questione con Paesi influenti affinché aiutino il Libano.

Per lo meno, suggeriscono questi funzionari, sarebbe meglio condurre un censimento dei rifugiati siriani su tutto il territorio libanese, in modo da cumulare i risultati locali, municipali, quelli della sicurezza e quelli dell’UNHCR e determinare così un numero esatto.

Tutto ciò che rimane da fare ora è aspettare di vedere l’entità della cooperazione che la Siria, i Paesi più influenti e l’ONU sono disposti ad accordare al Libano per aiutarlo e per prevenire che incidenti simili a quelli Arsal possano ripetersi in altre regioni.

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Roberta Papaleo

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