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Libano, Nasrallah vuole vendicare Soleimani ma senza coinvolgere il Libano

Il capo di Hezbollah rivela di aver incontrato il potente generale iraniano il 1 gennaio, alla vigilia del suo assassinio.

L’Orient-Le Jour (06/01/2020) Traduzione di Katia Cerratti

Il segretario generale di Hezbollah, Hassan Nasrallah, ha dichiarato ieri che la vendetta dell’’asse della resistenza’ contro l’assassinio del potente generale iraniano Kassem Soleimani, comandante della forza d’élite al-Quds, sarà quella di espellere le truppe americane dalla regione del Medio Oriente, lasciando così intendere che il Libano verrebbe risparmiato da queste rappresaglie.

“E’ stato l’esercito americano a uccidere il generale Soleimani, capo dell’unità al-Quds, forza speciale dei guardiani della rivoluzione iraniani, responsabile delle operazioni esterne, e Abou Mehdi al-Mouhandis, numero due dell’Hashd al-Chaabi, una coalizione di paramilitari filo-iraniani in Iraq”, ha affermato Hassan Nasrallah in un discorso televisivo durante una cerimonia tenutasi nella periferia sud di Beirut in memoria dei due uomini. “Ne pagherà il prezzo (…) La giusta punizione dopo l’assassinio del generale Soleimani avrà come obiettivo la presenza militare americana, le basi, le navi da guerra, ogni ufficiale e ogni soldato, nella nostra regione e sulle nostre terre. “

Venerdì scorso, Hassan Nasrallah aveva già promesso una “giusta punizione” agli “assassini criminali” responsabili della morte dell’architetto della strategia iraniana in Medio Oriente affermando che “portare la giusta punizione agli assassini criminali (…) sarà la responsabilità e il compito di tutti i combattenti della resistenza e combattenti attraverso il mondo intero“.

“Quando vedrà le bare dei soldati rimpatriati, il presidente americano e la sua amministrazione sapranno che hanno perso la regione e le prossime elezioni presidenziali”, ha aggiunto.

Il capo di Hezbollah, tuttavia, ha invitato a non prendersela con i civili americani “perché ciò farebbe l’interesse di Donald Trump”, aggiungendo che “la scarpa di Soleimani vale la testa del presidente americano”.

Hassan Nasrallah ha tenuto a sottolineare, tuttavia, che l’Iran non ha chiesto ai suoi alleati di reagire alla morte del suo leader militare. “Kassem Soleimani non è un affare iraniano, è un affare che riguarda tutte le forze della resistenza”, ha detto, aggiungendo che spettava alle sue forze nella regione decidere come rispondere in Iraq o in Siria.

Soleimani e Mouhandis sono stati uccisi in un attacco di droni americani che hanno polverizzato il loro convoglio nella notte tra giovedì a venerdì mentre lasciavano l’aeroporto di Baghdad. “Giovedì sera, Soleimani ha lasciato l’aeroporto di Damasco per l’aeroporto di Baghdad, dove è stato ricevuto da Abou Mehdi al-Mouhandis e altri compagni, prima che il convoglio che li trasportava venisse attaccato”, ha dichiarato Hassan Nasrallah. Il capo di Hezbollah, che vive in clandestinità dopo la guerra del 2006 contro Israele, ha dichiarato di aver incontrato Soleimani alla vigilia della sua morte il 1 gennaio, ma senza precisare se l’incontro si sia svolto in Libano o Siria. Ha anche affermato di essersi intrattenuto con Kassem già alcune settimane fa e di averlo messo in guardia contro i tentativi di attentati nei suoi confronti.

Hassan Nasrallah ha affermato che assassinando il capo militare iraniano, gli Stati Uniti hanno “iniziato una nuova guerra nella regione il 2 gennaio”. “Sembra che la regione stia entrando in una nuova configurazione. Il martirio di Soleimani non deve indebolirci, ma consentirci di perseguire gli obiettivi che lui si era prefissato “, ha dichiarato. “Il giorno dell’assassinio di Soleimani è l’inizio di una nuova fase e una nuova storia per l’intera regione. Questo è l’inizio di un nuovo tipo di guerra americana nella regione” , ha aggiunto.

“Rivendicando pubblicamente questa operazione, gli americani stanno cercando di indebolire l’Iraq, le forze della resistenza e l’Iran. La prima risposta della resistenza è quella di rimanere impegnati nella causa, perché riteniamo di essere vicini a una grande e storica vittoria nella regione (…). “L’Iraq deve liberarsi dall’occupazione americana”, ha affermato. “La nostra richiesta, la nostra speranza, ciò che ci si aspetta dai nostri fratelli nel parlamento iracheno è (…) approvare una legge che chieda la partenza delle forze americane dall’Iraq. (…) Se non viene adottato in Parlamento (…), da quello che so degli iracheni, fazioni della resistenza irachena, i combattenti della resistenza (…) non lasceranno un singolo soldato americano in Iraq “, ha insistito, aggiungendo che “la lotta deve continuare fino alla vittoria in Siria e Yemen”.

“Il mandato di Trump è un susseguirsi di fallimenti, specialmente nella regione”, ha dichiarato il leader del partito sciita, riferendosi ai “fallimenti” di Washington in Siria, Yemen, Palestina, Afghanistan, anche soffermandosi anche sul Libano. “Gli Stati Uniti hanno continuato a esercitare pressioni sul Libano e sui suoi funzionari. (…) Durante l’ultima visita di David Satterfield (diplomatico americano che ha fatto la spola tra il Libano e Israele fino a quattro mesi fa per trovare un accordo sulla delimitazione delle loro frontiere terrestri e marittime), quest’ultimo ha minacciato di bombardare le strutture di Hezbollah. Abbiamo quindi risposto che avremmo reagito se fosse successo “, ha dichiarato.

Il numero due di Hezbollah, lo sheykh Naim Kassem, ha affermato da Teheran che gli Stati Uniti hanno commesso “una follia” uccidendo il generale iraniano. “Soleimani era a favore di tutto il mondo musulmano, di tutti gli uomini liberi e di ogni resistenza contro l’occupazione e l’arroganza”, ha dichiarato Kassem, venuto a dare le sue condoglianze alla famiglia di Kassem Soleimani, come rappresentante del capo di Hezbollah. “Il nemico scoprirà che assassinando Kassem Soleimani, ha creato una grande forza. Saremo ancora più forti, a Dio piacendo, e l’America scoprirà che ha commesso la follia e che i suoi calcoli volti a cambiare l’equazione sono calcoli falsi “, ha aggiunto il dignitario sciita. 

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Katia Cerratti

Giornalista professionista, laureata in Lingue orientali con una tesi in Islamistica sull’integralismo islamico in Egitto, comincia ad amare la lingua araba all’età di undici anni, quando un compagno di scuola, marocchino, le scrive il nome in arabo sul diario: Muhammad محمد. Coltiva negli anni una grande passione per il multiculturalismo, la difesa dei diritti umani e delle minoranze, segue la politica estera in particolare di Asia e Medio Oriente e la vita culturale di queste regioni. Inizia a scrivere sul "Calendario del popolo” di Nicola Teti, ha collaborato con il settimanale Left e con le testate online arabismo.it e newscinema.eu, e attualmente scrive per arabpress.eu. Da molti anni lavora nella redazione Media Management di Rainews24.

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